Endlos - RPG Alliance Forum

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I Perduti
view post Posted on 17/5/2009, 11:03Quote -
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Il vuoto siderale aveva cessato di lambire le guglie e le cattedrali della Navarre da tre dozzine di cicli, adesso l'antica fregata viaggiava nel niente che gli umani chiamano Immaterium, simile ad un imponente leviatano che avanza lento ed inesorabile in quell'abisso alieno a qualsiasi legge fisica conosciuta. Il ciclo notturno era terminato da poco e nella fortezza della plancia gli astropati nel pieno della trance alzavano tetre nenie prive di senso logico inviando suppliche agli spiriti macchina ed invocando la benedizione dell'Imperatore-Dio affinché scongiurasse la catastrofe su tutti loro. La luce rappresentata dall'Astronomicon -materializzazione della volontà dell'Imperatore dell'umanità tutta- aveva cessato di diramare la sua luce, ed ora la Navarre proseguiva cieca come un disperato a cui avevano strappato gli occhi dalle orbite. In un universo infinito quale il Malestorm, il faro chiamato Astronomicon era il solo punto di riferimento che poteva essere usato per orientarsi e calcolare la direzione da intraprendere, senza di esso c'era solo... perdizione.

L'odore dell'incenso sparso dai servitor era pungente, ma i sensi del princeps a comando dell'astronave erano collegati ad essa e lui non vedeva, non sentiva, non percepiva niente. La nave era parte di lui, un legame ben più profondo di un semplice collegamento neurale che la rende un prolungamento del suo corpo. Essa era parte di lui. Riusciva a vedere l'esterno come l'interno esattamente come un uomo potrebbe vedere ciò che lo circonda con i suoi occhi ed esattamente come uno psionico reso folle dai propri poteri potrebbe vedere l'interno del suo corpo. Vedeva le molte migliaia di corpuscoli estranei che facevano parte del suo carico: umani. Soldati della guardia. Nulla più che merce di proprietà dell'Imperatore-Dio che era suo dovere recapitare a destinazione intatta. Sentiva la loro agitazione, percepiva il serpeggiare di un'inquietudine istintiva fra di loro nonostante fossero all'oscuro della situazione, si avvicinò a quei sentimenti più di quanto non avesse mai fatto negli ultimi due secoli assaporando con nostalgia le emozioni che nel loro contesto venivano chiamate semplicemente paura

Erano perduti.
Uscire dal warp in quella situazione era l'unica cosa da fare. Si sarebbero ritrovati in un punto casuale dell'universo e nessuno poteva dire dove. Potevano soltanto pregare l'Imperatore affinché il Segmentum Solar e la Santa Madre Terra e con essi il cuore dell'Imperium dell'Uomo fossero vicini, ma il princeps sapeva che era una speranza vana. Quando ti trovi in un punto qualsiasi di un luogo infinito, le probabilità di uscire nella zona desiderata sono la frazione di un numero infinito. Zero.

« Iniziare i preparativi per il balzo warp. »
Senza accorgersene aveva utilizzato la sua vera voce per parlare.
Intonò una preghiera e sperò nella misericordia dell'Imperatore-Dio.
L'odore acre del sangue si impose sull'odore dell'incenso quando uno ad uno gli astropati iniziarono a perdere sangue da ogni orfizio. La plancia fu inondata di sangue e di pezzi di cervella quando i loro crani presero ad esplodere. Sapeva che significava. Una tempesta warp. Erano emersi dal Malestorm finendoci dentro. Registrò quell'evento come per ogni altro, incapace di ricordare quale fosse il sentimento più consono a quella situazione. Infine gli occhi privi di palpebre del princeps si spensero nonostante i servomeccanismi che lottavano per tenerlo in vita. La Navarre moriva e lui moriva con essa.


Il cielo sopra Etlerth si illuminò a giorno quando un'aurora boreale viola lo coprì interamente, destando le tribù di nomadi dal loro sonno. Gli animali delle steppe fuggirono in preda al panico mentre la stratosfera si tingeva di arancio, i predoni uscirono dalle loro tende o scesero da cavallo e si buttarono a terra implorando il perdono degli dei perché erano sicuri che la fine del mondo fosse giunta e che gli dei fossero discesi per sterminare l'umanità cavalcando destrieri di fiamme.
L'impatto vaporizzò diverse tonnellate di ghiaccio scavando un cratere del diametro di una città, sollevando una massa d'aria che abbatté una foresta e ridusse in cenere molte centinaia di forme di vita. Il silenzio ed il buio tornarono ad essere tali soltanto dopo molti istanti, poi più nulla per circa tre ore. Due soldati di nome Brostin e Caffran riuscirono a creare una breccia nelle paratie corazzate del trasporto truppe solo dopo mezz'ora di frenetico lavoro con le frese laser. Temevano di finire l'aria e di morire tutti asfissiati. Quando infine riuscirono ad aprire un varco e ad uscire, il primo a ricevere l'accoglienza della steppa fu il Commissario Colonnello Ibram Gaunt. Dapprima il sollievo lo colse: erano vivi, sopravvissuti per miracolo ad un disastro.
Poi lo sconcerto e la consapevolezza di ciò che era successo lo colpirono in pieno stomaco come un maglio a energia. Erano dispersi su di un mondo sconosciuto. Soli. Perduti.


Avevano lavorato fra le lamiere per i quattro giorni successivi, estraendo duemilatrecentosettantuno corpi di altrettanti soldati della Guardia Imperiale appartenenti al corpo dei Roane Deepers. Un intero reggimento, nessun superstite.
Nessuna tomba con sopra il mantello mimetico del Tanith First and Only. Un miracolo, un intervento divino, non c'era dubbio. Nel disastro della Navarre erano periti decine di migliaia di soldati, morti nel modo peggiore, lontano dalla battaglia, periti nello spazio senza una tomba e probabilmente senza che nessuno li ricordi. Potevano trascorrere secoli prima che il relitto della fregata riemergesse dal Malestrom, ed anche allora non era detto che delle navi dell'Imperium l'avrebbero individuata tanto presto.

Un gruppo di nove uomini arrivarono all'accampamento dove ancora i soldati stavano scavando per le fosse comuni, esploratori al comando del sergente Oan Mkoll, il corpo d'elite dei Tanith. Trovò la tenda di Gaunt ed entrò senza bussare.

« Un villaggio. »
Disse facendo il saluto militare ed ottenendo tutta l'attenzione possibile da parte del Commissario Imperiale.
Mkoll annuì grave e Gaunt trasse un sospiro di sollievo capendo ciò che l'esploratore stava per comunicare prima ancora che questi parlasse.
« Sono umani. Barbari. Un mondo ferale, forse. »
« Ottimo lavoro, sergente. Beltayn, vieni qui, ragazzo. Voglio immediatamente il colonnello Corbec ed il maggiore Rawne qui, assieme a Kolea. Ci muoviamo il prima di subito. »

La notizia si spanse fra gli oltre tremila soldati ed il morale tornò alto per la prima volta dal loro arrivo su quel pianeta. La minaccia incombente di morire di fame in un mondo lontano e sconosciuto sterile e privo di vita cessò di essere tale e la speranza dilagò fra gli uomini del Primo ed Unico Tanith, i cosiddetti Spettri di Gaunt.


Erano arrivati poco prima del tramonto ed avevano preso possesso del villaggio senza sparare un solo colpo. L'insediamento era piccolo, settantadue famiglie che vivevano in altrettante case, nomadi della steppa bassi e irsuti, con barbe intrecciate e che vestivano in pelli di animali. Cavalcavano cavalli dall'aspetto malandato, bassi rispetto ai cavalli da guerra e poco curati nell'aspetto. Appena giunti il prete ayatani di nome Zweil cercò di comunicare con i nativi e fece in modo che Gaunt arrivasse al cospetto del capotribù, tuttavia fu impossibile comunicare poiché non sembravano conoscere il gotico basso né ogni altro dialetto conosciuto dal prete.
A gesti fu possibile far comprendere ai nomadi le intenzioni assolutamente non belligeranti dei Tanith ma ci furono problemi quando quegli uomini capirono che c'era bisogno delle loro riserve di cibo ed acqua. Le scorte del Tanith erano andate perdute nello schianto ed essi erano affamati, però le scorte di carne salata bastavano a malapena a sfamare i tremila uomini per un giorno e sottrarre il cibo a quel piccolo villaggio equivaleva a condannarlo a morte certa. Gaunt cercò di offrire in cambio ciò che poteva, ma non avevano molto da offrire e moltissimo da chiedere. Alcuni soldati requisirono dei cavalli e cercarono di cacciare qualcosa, riuscendo ad abbattere un centinaio di capi di bufali e cinghiali delle steppe con i fucili. Anche così, tuttavia, la situazione era critica.

La necessità di proseguire a sud si fece pressante e fu per questo che gli Spettri si mossero all'alba dell'indomani iniziando quella che si preannunciava una marcia massacrante in una landa desolata e inospitale.


Benvenuti!! ^O^ Dopo questa massiccia introduzione andiamo subito al punto. Promesso che dal prossimo giro in poi i miei post saranno molto più ristretti ed essenziali!! XD
Allora, la giocata è molto semplice. Vi trovate per motivi che potete scegliere a piacimento in un villaggio del nord, la cui descrizione è a vostra completa ed assoluta discrezione. Orientativamente i villaggi del nord sono su stile "steppa russa" o simile, tuttavia siccome siamo in Endlos non c'è niente di strano se un villaggio è profondamente diverso giacché può essere abitato da profughi dimensionali XD Limitatevi a questo post introduttivo in cui potete fare ciò che preferite, poi sarò io stesso a far ingranare la storia con l'arrivo dei Tanith. Nota di colore: Tutti i Tanith parlano il gotico basso, che è una lingua diversa da quella che conoscete voi. Qualsiasi parlato detta nei miei post dai personaggi del Tanith è quindi incomprensibile ai vostri piggì.


Once I pledged
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 7/12/2009, 20:15


Tic...tac...

«Amareth, te l'ho detto: dobbiamo farci sentire.
Il reparto contabilità è riuscito ad ottenere una vacanza.
E noi? Perchè noi no?»


Tic...tac...

«Semplice.
Non ci facciamo sentire.
E' ora che tu, mio caro, vada a parlare con Lei.
Sei, o non sei, il nostro rappresentante?»


Un sorriso, una pacca sulle spalle.
Amareth sparì per sempre.
Da ciò, Hamelin dedusse che le ferie non rientravano nel suo
contratto con la Nera Signora.

Tic...tac...
Tac...tic...
Orologi.

Il crepitare energetico all'interno del suo taschino lo invitò a controllare lo stato del Nero Viandante -a meno che non desiderasse ardere vivo, ovviamente-: l'orologio segnava due minuti alla mezzanotte, il che poteva significare un'unica cosa.
C'era del lavoro da sbrigare.
Il Violinista sbuffò vistosamente, raccogliendo sulla scrivania il fascicolo che subito era apparso in concomitanza con l'agitarsi dell'oggetto; una cartella marroncina, al cui interno si trovavano pagine e pagine di analisi riguardanti uno strano incidente di viaggio interdimensionale.
Un'occhiata rapida e all'Emissario fu chiaro il particolare principale: i conti non tornavano.
Al reparto del piano inferiore, la
'contabilità', si aspettavano 13.000 vittime.
Eppure, ne mancava qualcuna...

...circa 3.000.

Etlerth, Distesa di Ghiaccio. Villaggio a Nord.

In quei momenti, si chiedeva spesso perchè non facesse domanda per cambiare divisione.
Da sempre, i
conta-ossa erano rinomati come 'i migliori dipendenti sovrapagati dell'intero multiverso'; a lui -anzi, a loro- spettava invece il compito di andarsi a prendere le anime più "difficili", restìe ad abbandonare il corpo terreno.
Un mestieraccio, insomma.


Vi riflettè sopra per l'intera breve camminata che lo condusse a destinazione: il varco dimensionale del Nero Viandante lo aveva lasciato ad un centinaio di metri dal villaggio, perciò raggiungere le prime tende fu una sciocchezza.
Erano tutte uguali, precariamente stabili, spuntate come erba parassita e gracile nella distesa di glaciale indifferenza che il paesaggio del Nord sapeva offrire.
Tirò fuori dalla tasca l'accendino ed il porta-sigarette da dentro l'impermeabile: se ne accese una, nell'attesa, consumando, a boccate intense e ritmiche, l'anima del tabacco.

Fumo denso.



 
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view post Posted on 30/5/2009, 23:30Quote -
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Il suo nome di battesimo era Hlaine Larkin, ma quasi nessuno all'interno del reggimento conosceva quel nome e nessuno in assoluto lo usava. Di solito abbreviavano in Larks, o cose del genere, ma quando erano certi che lui non sentiva lo chiamavano semplicemente "Il Pazzo", ed in fondo a lui non disturbava più di tanto. Aveva da sempre sofferto di epilessia e non era nuovo da situazioni come una crisi nel pieno dell'azione, quindi trovava abbastanza normale che dopo tutto utilizzassero quel termine. Lui stesso si era convinto di esserlo, d'altronde le persone normali non si accorgono di botto di aver afferrato il mirino del fucile e di guardare attraverso di esso, come svegliandosi da un sogno e scoprire di essere sul ciglio del letto, in procinto di cadere.

« Larks? Problemi? »
Era la voce di Corbec, il secondo in comando di Gaunt. Larkin sobbalzò, mettendo via il mirino e afferrando il fucile per poi iniziare a controllarlo nervosamente per la sesta volta nell'ultima ora.
« No, no... » Assicurò all'ufficiale « nessun problema. Feth mi prenda. »
Aveva appena visto dall'altra parte del campo comparire un uomo dal nulla. Un attimo prima c'era il niente e poi... c'era lui. Dannazione, non ci stava proprio con la testa. Forse era la fame, forse stava per avere un'altra crisi.
« Va tutto bene. Feth... »
Ripeté quell'imprecazione come se fosse una preghiera di protezione e tirò su con il naso, per poi sputare per terra. Non andava bene per niente.



« Ehi!! Ehi!!! »
Caffran maledì le sentinelle di picchetto che dovevano essersi addormentate per aver permesso ad un estraneo di arrivare fino lì. Non esisteva che in una steppa un uomo riuscisse arrivare a ridosso delle tende senza che nessuno lo fermasse. Accelerò il passo chiamando ancora per attirare l'attenzione del maschio sulla trentina con il lungo impermeabile con una sigaretta in bocca ed un lungo impermeabile nero. Arrivato a dieci metri circa da lui tolse il fucile di tracolla e lo puntò sull'intruso, guardandolo in cagnesco. Non era normale che ci fosse qualcuno lì. Di lì a poco altri due spettri arrivarono da direzioni opposte, erano le fottute sentinelle del Feth che dovevano fare il loro lavoro.

« Chi sei?? »
Ricordò che tutti gli indigeni con cui erano entrati in contatto fino a quel momento parlavano una lingua diversa dalla sua, quindi si bloccò, gesticolando con ampli gesti in modo da far capire all'uomo che cosa voleva da lui.
« Parli la mia lingua? Che ci fai qui? Come hai fatto a superare le sentinelle? »

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view post Posted on 31/5/2009, 13:55Quote -
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 7/12/2009, 20:15


Solo sul campo Hamelin comprendeva perchè gli venissero assegnati determinati 'lavori' da sbrigare: la sua sconfinata pazienza -e professionalità- unita all'esperienza permettevano all'Emissario di affrontare gli imprevisti con la stessa freddezza con cui un ragioniere imputa cento anime sul conto in sospeso del mese di luglio.

Fece l'ultimo tiro di sigaretta, gettandola poi a terra senza seppellirla col piede, osservando affascinato le capriole del fumo, costretto a seguire un'ascensione triste e poco virtuosa a causa della fredda e pungente aria del Nord.
Tornò a guardare l'uomo davanti a sè, tenendo a debita osservazione anche le due sentinelle che lo bloccarono ad entrambi i lati; i capelli corvini di Hamelin scendevano rigidi lungo la schiena, lasciando scoperto un viso severo ma affascinante, reso più intrigante dal sorriso enigmatico.


«Non vi capisco, inutile sbracciare.»

Continuò a fissare l'uomo...
Sarebbe stata una
lunga giornata, se lo sentiva.

«Comandante, C-A-P-O, chi comanda voi?»

Accompagnò le parole con dei gesti ben precisi: prima indicò loro, stando attento a non sembrare minaccioso, poi fece segno verso il cielo, e poi ancora imitò il petto gonfio di un glorioso comandante.

Non si era mai sentito così idiota in tutta la sua carriera.


 
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view post Posted on 31/5/2009, 23:36Quote -
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C'era da aspettarselo, un altro indigeno che non parlava il gotico basso. Rimase qualche istante interdetto, osservando il suo gesticolare ed il sillabare, senza capire.
Le sentinelle riposero i fucili, inserendo le sicure e guardando con aria poco convinta l'uomo. Alla fine uno dei due azzardò un'ipotesi che lasciò scettico Caffran.

« Sta dicendo che ci crede divinità scese dal cielo? »
Scosse il capo all'indirizzo del soldato che aveva parlato.
« Non ne ho idea, ma non sembra uno di quegli straccioni che ci siamo lasciati alle spalle. Lo portiamo dal Commissario Colonnello, Padre Zweil dovrebbe essere nella tenda con lui, o almeno speero. »
« Il prete non è riuscito a cavare un ragno dal buco nemmeno l'altra volta. Questa feccia del Gak non parla nessuna lingua che conosciamo. »
Il soldato sputò a terra in segno di disprezzo verso quelle culture inferiori. Caffran lo fissò in cagnesco, perché quel gesto era abbastanza universale da essere capito dall'uomo. La sentinella era un dannato Verghast e per quanto il sergente non volesse fare razzismo all'interno del suo stesso reggimento si ripromise di fare un rapporto su come quell'uomo si era fatto sfuggire un civile e l'avesse fatto avvicinare all'accampamento, così magari gli avrebbe fatto passare le arie di superbia che si dava.

Inoltre, guardando meglio l'uomo ammise di nuovo che pareva tutto fuorché uno dei selvaggi da Mondo Ferale che si erano ritrovati poc'anzi.

« Andiamo! Avanti, seguimi. »
Fece cenno col fucile tenuto basso e poi con la mano libera di seguirlo, la sentinella di Verghast e l'altro commilitone si piazzarono dietro di lui e con Caffran in testa si sarebbero mossi verso la tenda del Commissario Colonnello Ibram Gaunt, se necessario spingendo l'intruso con i fucili in modo da spingerlo in quella direzione.

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view post Posted on 1/6/2009, 12:45Quote -
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 7/12/2009, 20:15


Sperò con animosità che la sentinella non lo colpisse con quello sputo, segno universalmente riconoscibile come disprezzo per chi si ha dinnanzi.
Ma ad Hamelin non interessava essere ritenuto un signore oppure un contadino, a lui bastava non doversi sporcare con il sudiciume di un fantoccio che sarebbe dovuto essere
bello che morto già da tempo.

Rincuorato dal fatto che si stessero muovendo, seguì senza accennare dissenso l'uomo che pareva comandare i due soldati postisi alle spalle del Violinista, a guisa di protezione per impedire all'Emissario di tentare un'ipotetica fuga.
Poteva percepire la voglia dei due servi di istigarlo a camminare premendo i loro fucili sulla schiena: sperò
-ancora- di non dover ricorrere alle maniere forti.
Odiava essere spinto.


 
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view post Posted on 1/6/2009, 23:32Quote -
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« L'acqua non è un problema, ma... di questo passo gli uomini cominceranno a morire di fame molto presto. Abbiamo essiccato la carne, ma non ce n'è abbastanza per trecento uomini, figuriamoci per quasi tremila anime. »
Gaunt annuì greve all'indirizzo del massiccio secondo in comando del Tanith First, con il capo chino sulla rozza mappa su cui avevano tracciato i contorni delle catene montuose e la posizione approssimativa dell'accampamento e degli insediamenti trovati, al cui centro spiccava un appunto di notevoli dimensioni rispetto agli altri. Aveva tolto il cappello da commissario per passarsi una mano sui capelli tagliati corti e non per la prima volta da quando erano atterrati su quel dannato pianeta dimenticato dall'Imperatore maledisse il fato e tutti e sette gli inferni. Odiava l'idea di doversi comportare praticamente come un saccheggiatore, ma per il Trono d'oro!! Non avrebbe lasciato che i suoi uomini morissero di fame!

« Chiama a raccolta i ragazzi, Colm. » Disse infine con il tono di voce sovrappensiero « Non abbiamo altra scelta, muoveremo verso questa città e troveremo lì rifornimenti che ci servono. »
In quel momento il giovane Beltayn, l'aiutante di Gaunt, si avvicinò a lui dopo un breve saluto informale per dire lui che il sergente Caffran ed un uomo che non apparteneva al reggimento erano in attesa fuori dalla tenda. Stupito, Gaunt annuì dicendo di farli passare e si voltò per rivolgersi alla figura che giaceva su di una sedia con la testa riversa sulla sua spalla.

« Colm, puoi restare. Ayatani Zweil!! Apra gli occhi. »
Il vecchio prete si riscosse, scuotendo il capo. Era un ometto che se paragonato alla stazza massiccia del Commissario appariva quasi insignificante, alto non più di un metro e settanta. Aveva il capo rasato su cui spiccava un piccolo cuneo metallico incassato direttamente nel cranio e portava un abito monastico rosso scuro dall'aspetto vissuto. In grembo aveva un libro che rischiò di cadere, ma che riuscì ad afferrare in tempo prima che finisse nella terra battuta su cui sorgeva la tenda.

Non passò più di un minuto che il sergente Caffran entro nell'ampia tenda militare, portando con se l'uomo. Gaunt calcò il berretto rigido nero su cui spiccava l'aquila imperiale e si erse in tutti i suoi centonovanta centimetri squadrando da testa a piedi lo straniero. Era un individuo imponente, l'impermeabile nero bordato di rosso, la spada ad energia che teneva al fianco e l'armatura antischegge nera che indossava gli conferivano un'aria decisamente intimidatoria. Caffran esibì un saluto rigido, facendo strada allo sconosciuto.

« Comodo, Dermon. Dove l'avete trovato? »
Caffran rispose secco.
« Vagava in prossimità delle tende del secondo plotone. »
Lo sguardo di Gaunt sembrò strappare la pelle al sergente.
« E come si è avvicinato tanto all'accampamento, sergente? »
« Avrò una nota di demerito per i soldati semplici Rollan e Khor dell'ottavo, signore. »
Pausa. Gaunt tornò a squadrare l'uomo. Alla fine si risolse a tendergli la mano.

« Ibram Gaunt. »
Disse soltanto. Non si pose nemmeno il problema circa la comprensione, l'uomo indossava abiti civilizzati e sembrava dagli occhi abbastanza sveglio, tanto il gesto quanto il modo in cui il Commissario aveva posto quelle parole erano assolutamente inequivocabili per qualsiasi cultura fosse tale. Indicò con un gesto ampio il prete Ayatani che nel frattempo si era alzato iniziando a sfogliare una piccola agenda, per poi rivolgersi in tono solenne all'uomo.

« Err... At... Athanasa drum? » Guardò l'uomo negli occhi, attese un attimo e proseguì « El to nueme to? Uhm... » Tornò col capo chino sull'agenda, sfogliò una pagina e tornò a guardare l'uomo. « Svoriska veba vebriska? » Altra pausa « Nemmeno, nemmeno... allora... Nome è tuo?* » E tornò a guardare l'uomo con aria speranzosa.

*Questa la capisci XD

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 7/12/2009, 20:15


Quel continente a Nord aveva il sapore della Morte.
Il ghiaccio, probabilmente ancora nell'aria per via dell'impatto avvenuto molto tempo prima, pizzicava l'olfatto, penetrando nei sensi come macigni gettati nel fiume; la distesa di nulla, abbracciata un po' dappertutto dalle spine dorsali montagnose, aveva offerto rifugio ad un manipolo di soldati che nessuno avrebbe mai ricordato.
Vivi, eppur già morti.

Nel seguire l'uomo, Hamelin notò le diverse tende di fortuna, montante per offrire riparo dal clima e ristoro ai feriti, a quelli che fra tutti riuscivano di meno a sopportare la situazione di sopravvivenza. I rumori giungevano a lui ovattati, compressi dal freddo, ma lo stesso il Violinista sapeva discernere il brontolìo di uno stomaco dal battito spaventato di un cuore sofferente.
Un concerto di anime perdute.

(I perduti.)

Infine giunsero alla tenda che gli sembrò la principale, all'interno della quale trovò a raccolta l'Elìte dell'accampamento, intenti -forse- a trovare una soluzione al loro destino già bello che segnato.
S'esibì in un leggero inchino ancor prima che il massiccio energumeno potesse levarsi dalla seduta e offrirgli la mano. L'emissario ricambiò il gesto, con attenzione, evitando di mostrarsi intimorito oppure
-al contrario- troppo sicuro di sè; i fruscii del vento rapivano la mente di Hamelin, portandolo ad immaginare le sinfonie del ghiaccio, piuttosto che concentrarsi sul lavoro da svolgere.
Ma, fra tutte le incomprensibili parole farfugliate dai presenti, alcune di esse gli giunsero familiari, pronunciate speranzosamente da un uomo vecchio e consumato dal tempo e dalle doverose necessità: un prete, sembrava, vestito a festa per mantenere il decoro del suo credo.
Portava un libro con sè, ed in esso aveva forse saputo ritrovare la lingua comprensibile al Violinista.


«Hamelin.»

Sorrise, mostrando col volto di aver compreso quegli ultimi fonemi.
Ora, rimaneva un solo
-piccolo, più o meno- problema: spiegare loro che sarebbero dovuti morire.


 
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view post Posted on 3/6/2009, 21:28Quote -
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CITAZIONE

«Hamelin.»


« Oh... »
Davanti alla reazione dell'uomo, il prete aggrottò la fronte e tornò ad immergere il capo nel libro, avvicinandolo di moltissimo agli occhi tanto era scritto in piccolo.
Accanto a lui Gaunt dava segno di impazienza, mentre il colosso che era il suo secondo in comando grugnì qualcosa di incomprensibile e si grattava distrattamente le natiche, molto poco interessato alla situazione.

« Problemi? Che cosa ha detto? »
La voce ferma e imperiosa del Commissario non riuscì a smuovere più di tanto il prete ayatani dal libro che continuava a studiare, tant'è che rispose distrattamente e nulla più.
« No, no, al contrario. Credo che abbia appena detto il suo nome. »
« "Credo", Zweil? »
Il prete sospirò.
« Questo è un libro di preghiere e sermoni, Ibram. Hai mai provato ad esprimerti in una lingua sconosciuta utilizzando soltanto le parole contenute in delle preghiere? Conosco a memoria ogni singolo verso contenuto in questo libro, ma non è facile riuscire a risalire alle singole parole. Con un po' di calma e di tempo, però, dovrei riuscire ad ottenere qualcosa e farmi capire dal signor Hanerin qui presente. »
In tutto l'accampamento, il prete era forse il solo a chiamare Gaunt con il suo nome di battesimo ed a permettersi risposte così franche e dirette, arrivando al punto di intimare lui velatamente di tacere come appena fatto. Il Commissario però non solo tollerava quel comportamento, ma addirittura sorrise vagamente posando una pacca amichevole sulla spalla del prete.

« Capisco che ci vorrà del tempo. Ne avrete a volontà per capirvi durante la marcia. A breve smontiamo il campo, domattina alle prime luci ci muoviamo. »
« Spero almeno che eviteremo di sottrarre sostentamenti a famiglie di disperati, Commissario. »
« Di disperati ce ne sono quasi tremila, là fuori. » e si rivolse all'uomo dalla barba ispida e dalle braccia che sembravano tronchi d'albero, calcandosi al contempo il copricapo con l'Aquila Imperiale. « Molto bene, Colm, lasciamo da solo Ayatani. Abbiamo del lavoro » « viene a prendere un sorso di sacra* con i ragazzi del Primo*, Commissario? » Si informò l'uomo con aria neutra, al che Gaunt sorrise « Perché no? Fa dannatamente freddo in questo posto. » A quelle parole l'uomo annuì divertito. « Feth* mi porti se non è maledettamente vero. »

~

Evidentemente interessato da quell'extramondo di nome Hamelin spuntato dal nulla, il prete Ayatani iniziò lentamente a cercare di comprendere la lingua dell'uomo, usando come stele di Rosetta il suo vangelo e i vari appunti che vi aveva segnato. Era un uomo ovviamente portato per le lingue come tutti i preti Ayatani, tuttavia ugualmente l'operazione non fu facile e per certi versi fu frustrante. Diverse ore della sera furono dedicate ai vari e dapprima estremamente goffi tentativi di scambiare parole, poi lentamente ma costantemente la dedizione del religioso ebbe la meglio sul muro linguistico. Il sole era tramontato da diverse ore standard quando l'attendente di Gaunt, Beltayn, entrò nella tenda dell'alto ufficiale con due piatti di una zuppa dal contenuto non meglio identificato terribilmente annacquata dal sapore orrendo e due bicchieri di acqua calda zuccherata.
Dopodiché Hamelin venne portato con Zweil in una comune dove alloggiavano almeno trecento Tanith, dove venne praticamente ignorato. Zweil raccolse confessioni e diresse una sommaria preghiera durante la quale vennero recitate diverse litanie di fede. « Anche in un momento così difficile tenete alti gli sguardi, perché non camminiamo da soli in questa landa desolata. L'Imperatore protegge. Sempre. » E con quelle parole rinfrancanti nel cuore i soldati si coricarono quando l'alba distava circa sette ore standard.

~

Il suono lamentoso e tetro di cornamuse intervallato da secchi suoni di tromba annunciarono le prime luci. I tremila del tanith first uscirono dalle tende iniziando le operazioni di smontaggio già inizializzate la sera prima. In capo ad un'ora e mezzo dove c'era un campo militare era rimasto soltanto uno spiazzo libero dalla neve e la colonna di soldati iniziò la marcia. Hamelin venne collocato fra i soldati del Primo, a poca distanza da Corbec che si mostrava un ufficiale atipico, giacché borbottava quelle che in qualsiasi lingua fossero erano inequivocabilmente battute di spirito, riuscendo a scatenare sporadiche scene di ilarità nei suoi uomini. Zweil fece ancora diversi tentativi per ampliare il suo vocabolario sulla lingua di Hamelin, ottenendo qualche risultato. Il resto fu solo marcia nella neve, infine la steppa vera e propria che sembrava non finire mai. I soldati intonavano canti dai toni piuttosto lugubri, e stavano ancora cantando quando una voce dalla testa del gruppo abbaiò una trafila di parole eccitate indicando l'orizzonte. Diversi uomini lanciarono grida identificabili come di giubilo quando davanti alla colonna di soldati comparve una città in piena regola, con mura e strade e case in pietra.

« Per grazia concessa del Divino Imperatore dall'alto del suo Trono d'Oro, fratello Hanerin. »
Intonò il prete con aria solenne ed un sorriso caldo in volto parlando fluentemente la lingua di Hamelin. La colonna venne fatta fermare a pochi chilometri dalle mura ed un gruppo nutrito con in testa Gaunt stesso, con al fianco diversi uomini fra cui Corbec, un ufficiale alto e possente dalla pelle scura, un gigante di due metri e trenta dall'aria gioviale, un uomo sulla sessantina che spiccava su tutti per non portare armi, ed infine un uomo basso e dal fascino sinistro che in qualche modo incomprensibile ricordava da vicino un rettile. L'attesa divenne palpabile nell'aria mentre il Tanith First attendeva...

Nota per chiarezza: essendo l'ecclesiarchia Imperiale volta principalmente alla diffusione della religione dell'Imperatore-Dio del genere umano su vari mondi, anche su quelli più arretrati, è probabile che il libro che sta usando Zweil sia una sorta di vangelo su cui sono tradotte in diverse lingue i principali sermoni della religione Imperiale.

*Sacra: se non si fosse capito è una sorta di Whisky di bassa qualità

*Primo: intende il Primo plotone, di cui Corbec è al comando

*Feth: qualora non fosse chiaro è una sorta di imprecazione. Alcuni Tanith usano invece "Gak", in tal caso sono quasi sicuramente nativi di Verghast e non di Tanith, la valenza delle due parole è comunque analoga.

Lascio ovviamente ad Axel tutta la libertà possibile circa gli argomenti di cui hanno discusso Hamelin e Zweil, anche se nemmeno a dirlo si deve tener conto delle difficoltà linguistiche, quindi presumibilmente i discorsi non sono andati molto oltre le presentazioni e qualche cenno circa l'arrivo e la provenienza del Tanith, con l'ovvia domanda "da dove vieni?", che sarà la prima cosa che Zweil cercherà di capire appena avrà un minimo di padronanza sulla lingua.

Nel prossimo giro interverrà anche Drusilia, il cui personaggio si trova in un punto a sua scelta del villaggio nelle cui prossimità si trova il Tanith First. Le lascio piena libertà nel descrivere la città che è un borgo di dimensioni relativamente ridotte di 6-7.000 anime. I turni sono comunque liberi.

Once I pledged
to my own heart
that I'd save you from
the whirlpool of grief you've drowned in
If the unyielding gears
that move time forward should rust,
I won't be able to return; I hate this world

image

I want to break everything apart,
but I still can't go anywhere,
because of my memories.
All I could do was hold tight to
the time when I was happy,
and carve the distant sound of
the footsteps of dreams into my heart.

 
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view post Posted on 4/6/2009, 15:05Quote -
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-Parlato di Dan
-Parlato di Kelly, sorellina di Dan
"Scritti su quaderno degli appunti di Dan rievocati spesso durante la narrazione"
Scritto.

-Fino a quando continueremo a girare in questi postacci? Sono giorni che camminiamo, ed io ho freddo...
-Se non ti andava di seguirmi potevi rimanere a casa con Riky.
-...e sonno...
-In ogni caso sei sempre in tempo per tornare.
-...e fame...è da mesi che non mangio una torta.
-Smettila di fare la capricciosa, così mi rendi difficile il lavoro!
-Quale lavoro?
-...


"Non ci volle molto per raggiungere un piccolo villaggio sperduto in quei ghiacci eterni. In effetti fu più facile del previsto, nonostante il clima ostile ma davvero caratteristico! Credo che farò delle ricerche in questa dimensione...magari se sono fortunato potrei stabilirmi qui per qualche mese. In ogni caso, quel borgo non mi suscitò particolare interesse, sia a livello architettonico che di costumi... anche se in effetti non ebbi molto tempo per parlare con le persone; piuttosto mi fiondai in una locanda a cercare cibo. Riguardo il nome non so nulla...posso solo registrare ciò che ho visto, e cioè le costruzioni. I confini esterni del villaggio erano simboleggiati da siepi o, in maniera più eccezionale, in alcuni punti, da un muro di pietre costruito in rustico. All’interno, risultò difficile delineare gli elementi che costituivano i poli di attrazione dell’artigianato quali il mulino o la ferriera. Certamente, all’interno dello spazio costruito, era evidente che si prediligessero alcuni posti, conseguentemente occupati dalle dimore dei più benestanti. Nient'altro di particolare, a parte un mercatino alle porte del borgo, una locanda alla sue spalle ed infine un piccolo tempio nel cuore del centro abitato. Niente di particolare, insomma, ma il cibo era delizioso! Mi dispiacque che Kelly se ne fosse già andata, avendo ascoltato il mio consiglio di tornare a casa da Riky. Quella ragazzina è tremenda! Peccato che è solo grazie a lei che posso muovermi..."

Fu immediatamente notato; infondo era cosa insolita veder giungere uno straniero abbigliato in quel modo così "diverso", coperto da una giacca dai colori sgargianti e la fantasia ardita rispetto alle consuete. Più di una persona lo guardò perplessa giungere in silenzio, e rimasero così fino a quando, dopo essersi soffermato ad "ammirare" gli edifici con aria di chi stesse analizzando un fossile raro, si diresse alla locanda.

-Buondì, gentile signore!
-Salve...desidera?
-Uhm...tutto quello che offre la casa.
-Serve altro?
-No, no...la ringrazio.

Lo congedò con un sorrisone, per poi iniziarsi a guardare intorno con occhietti vispi ed aria sinceramente entusiasta. Somigiava quasi un bambino alle prese con la scoperta di un mondo nuovo...o forse era davvero così?

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