Endlos - RPG Alliance Forum

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Mettere a tacere. Ovvero, soliloquio.
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Katsu!

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 8/12/2009, 00:29


CITAZIONE
La giocata presenta contenuti piuttosto espliciti: chi può sentirsi offeso da questa lettura è pregato di evitarla.



Urla. Urla di donna.
Forse molti avventurieri che si trovano su Endlos non lo sanno, ma la situazione politica di Sequerus è molto complessa.
È vero, adesso c'è una Reggente – Mio degli Aranwë – e un Esecutore – Shimazu Akiyuki. Ed è anche vero che il loro binomio è teso solo a ristabilire l'ordine e la correttezza del governo. Ma la Capitale del Presidio Ovest è abitata da altre famiglie: sono in tutto sette, Aranwë compresi, e ognuno ha i suoi ideali e la sua storia. Ogni ciclo vede l'elezione di un Re scelto fra tutte le stirpi e questa volta è toccato a Mio, una fanciulla giovane e intelligente.
Altre urla, questa volta soffocate da una voce stridula e infastidita.
«E sta' ferma, accidenti! Così rischio di sbagliare!»
«...Ti prego, Leon, ti p-prego...»
«E smettila di biascicare!»
Una di queste famiglie sono i Legacci, una stirpe di medici senza molti scrupoli. Disdegnano la magia e deridono la fede, perché l'unica cosa che cercano è la perfezione della Scienza Medica.
Leon è il figlio del Rettore del Campo dei Guaritori, situato presso il Picco della Pena, uno dei monti che compongono Sequerus. In pratica, è un ragazzo con tantissime risorse e mezzi. Un vero pezzo di merda.
Nel suo laboratorio personale, al di sotto le livello delle strade, sta armeggiando con un corpo di donna che si contorce su un lettino sterile. Il giovane studioso ha in mano un bisturi di acciaio rilucente e una mascherina chiara sulla bocca. La sua voce, quindi, è appena soffocata.
La ragazza, invece, è una timida bellezza tipica di quelle regioni. Carnagione scura, seni sodi, pancia piatta e capelli bruni. Lo sguardo è quello di un animale in pericolo, braccato. Ed è completamente nuda.
L'assistente di Leon, un uomo di mezza età magro ma composto i cui occhi sono ormai troppo abituati a tutto questo, le ha cosparso la zona del petto che corrisponde allo sterno di una sostanza verdognola anti-batterica.
Leon passa la mano sinistra chiusa in un guanto di budello di vacca sui peli del pube della “paziente”, soffermandosi appena.
«Mh.
Dunque, ti ho iniettato un siero che amplifica la potenza dei battiti del cuore e ora ti apro per vedere se funziona. Teoricamente...
» la maniera in cui armeggia col bisturi e l'espressione poco sicura che ha sul viso fanno capire chiaramente che non è quello il vero scopo della ricerca «questo siero dovrebbe servire a dare ai soldati una maggiore potenza e capacità rigenerativa. Abbastanza utile, no Rigorius?»
L'assistente annuisce una sola volta, meccanicamente.
Leon continua soddisfatto.
«Ma voglio vedere come funziona sulle donne...»
La ragazza ha uno scintillio nello sguardo, come se soltanto in quel preciso istante avesse capito cos'ha intenzione di fare il Legacci, e geme: «NO! Ti prego... Noi... siamo stati bene insieme, no?»
«Bene? Ma che stai dicendo, Lerula? Il fatto che abbia infilato il mio membro nella tua vagina non significa che siamo stati bene, significa solo che c'è la possibilità che io abbia procreato, ed è una pessima possibilità.»
«Leon, io...»
«Basta. Falla stare zitta, Rigorius.»
L'uomo si china in tutta la sua magrezza per coprire la bocca urlante della fanciulla con un pezzo di stoffa il quale, se non elimina, almeno attutisce i vagiti e i lamenti della paziente.
«Perfetto, e ora inizio.»
Leon muove il bisturi con una cura maniacale. Incide la pelle al centro del petto e, ignorando il vivo dolore della donna, fa scendere l'incisione lungo tutto lo sterno. Poi, in perfetto silenzio divarica l'apertura.
«Sta crollando. Dalle qualcosa» ordina e Rigorius inietta una sostanza chiara all'altezza del collo.
Alla fioca luce del laboratorio, il cuore della ragazza sembra più grande del normale. L'occhio attento di Leon lo misura e lo studia. Poi si strappa via la stoffa dalla bocca e apre il sorriso in un ghigno. «Sì, funziona!» esulta.
Si volta dietro di sé, a un buio pieno di qualcosa.
«Avanti, potete iniziare. Voglio vedere che effetti può avere il siero mentre ve la scopate. Si sa che un amplesso comporta un'accelerazione delle funzioni vitali. Chissà che succede se a questo uniamo l'effetto del siero...»
Due grossi bruti fanno cadere a terra le camicie e Leon appoggia le spalle al muro e si mette comodo per osservare e registrare la scena.
____

La notizia corre in fretta per le strade. Non quelle luminose e piene di vita dei Sequerus, quanto per quelle losche e buie, senza fede né giustizia. Le vostre.
Leon di Legacci, noto molto bene in quell'ambiente, cerca due assassini.
Per circostanze che sta a voi di descrivere, avete acquisito quest'informazione e siete stati chiamati per un incontro informale nel quale qualcuno – è solo ridicolo pensare che si tratti di Leon in persona – vi darà istruzioni più precise.
Ovviamente ciascuno di voi ha un appuntamento diverso, in un luogo diverso: Gosler è atteso presso l'Ala B del reparto di Ferite Ordinarie del Campo dei Guaritori un paio d'ore prima del mezzogiorno, dove troverà un tremendo via vai di pazienti; Kizan è atteso dietro la terza bottega a sinistra della Strada Grande un paio d'ore dopo lo scoccare della mezzanotte.
Il Campo dei Guaritori è una struttura edificata in un enorme spiazzo pianeggiante posto più in basso rispetto alla zona occupata dalle prigioni di Sequerus e dal piccolissimo centro abitato. Le strade sono pulite e la densità di abitanti è molto alta, anche se si tratta solo di pazienti o studiosi. L'edificio ha una forma regolare costituita da diverse costruzioni rettangolari. Non ha, tuttavia, l'aspetto di un ospedale convenzionale: sembra, invece, un agglomerato ottocentesco.
La Strada Grande è quella via che unisce i più importanti centri del Picco. Parte dall'Ospedale per salire lungo il monte e arrivare alle Prigioni. È ovviamente una delle vie più trafficate e piene di soldati della zona, ma all'ora pattuita troverete soltanto qualche guardia di ronda e nient'altro.
Turni liberi.

È bene che il Samurai,
anche quando è sul punto di essere decapitato,
conservi l'abilità di compiere un'ulteriore azione
senza incertezze.
Se saprà tramutarsi in un fantasma vendicatore
e mostrare grande determinazione,
benché privato della testa,
egli non morirà.
(Hagakure)


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Legacci.
Un nome presente sulla bocca di tutti; un nome che non aveva tardato a giungere fino alle sue orecchie, quelle di un uomo che si trovava in zona da meno di un paio d'ore.
-

L'area in questione sembrava un mosaico mal riuscito delle peggiori bruttezze della capitale: brutte facce, individui poco raccomandabili e spettacoli pietosi. Sembrava che una gigantesca gru avesse prelevato la peggior feccia di Sequerus per scagliarla laggiù.
La sua uniforme lucente, perfettamente linda e così ordinata era ben più che una nota stonata nel mezzo di quel tugurio. Tuttavia si sforzò di non badare agli sguardi loschi che gli venivano rivolti passo dopo passo: non gli interessavano, e men che meno desiderava creare casini per quelle graziose stradine. Fu così che s'infilò in una taverna.
L'aria era acre, e il puzzo di vomito, sudore fresco e tabacco gli faceva prudere le narici e arricciare le labbra.
"Cerchi guai, signorino?"
Per un uomo così ligio al dovere, così inquadrato nei propri dogmi e così votato all'ordine (anche preservato per mezzo della paura), l'essere pietoso che lo guardava dal basso verso l'alto valeva meno del classico soldo bucato.
Lo superò incurante degli insulti che gli rivolgeva, fermandosi quando giunse a un tavolino scalcagnato che offriva nulla più che una misera sedia.
Si sedette... e una mano gli toccò la spalla destra.



"Hai l'aria della persona che sto cercando". Quando gli sovvennero le parole dell'uomo, trattenne a stento una lieve risata. Erano molti anni secoli che non pensava più a sè come ad un assassino; il pensiero però, se non era riuscito a farlo ridere, l'aveva fatto sorridere.
Fiero e rigido nella solita postura marziale, guardava con una certa punta di interesse l'ambiente circostante: un grande cartello di legno troneggiava su un cancello in ferro, e riportava a chiare lettere
"Ferite ordinarie - Ala B"
Gut. Lo aveva trovato, il luogo pattuito.
Dentro, masse di pazienti e studiosi si riversavano di quà e di là come in preda a un'attacco di isteria collettiva. Il campo - dovette ammettere - non aveva per niente l'aspetto del classico ospedale. Al contrario, era sito in una grande pianura e formato dall'accostamento di vari altri edifici di forma squadrata. Così precisa, rigorosa. Così bella.
Lanciò un'occhiata all'orologio e si raddrizzò il cappello che era scivolato lateralmente.
Le dieci in punto.
Perfekt








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Niente.
Nemmeno la scienza può aiutarmi, i guaritori del Presidio dell'Est non hanno potuto guarirmi e nemmeno la scienza del Presidio dell'Ovest può nulla contro le ferite inflittemi dal Malestrom, la mia parte psionica è stata distrutta e non sopravviverei ad un altro viaggio planare... Io me ne voglio andare! Voglio tornare a casa mia... Ho chiesto gentilmente e non c'è stato nulla da fare, ma qui, a Sequerus ho potuto ricorrere alla Bastia che vive in me; ho minacciato, ho rotto ossa e ho quasi ucciso ma niente, niente di niente! In compenso ho imparato ha convinvere con il mostro che sono, non lo combatto più ora lo accetto... Ho fatto di me stesso una Bestia e mi sono risparmiato la fatica di essere uomo... E mi sono addirittura guadagnato una certa fama, tanto da essere convocato per un affare di dubbia legalità. A Myth Arandor non avrei mai accettato ma dopo un anno senza contrastare i miei impulsi animali sono cambiato, i soldi mi serviranno per il viaggio di ritorno all'est. Almeno la riesco a trovare un pò di pace. Ma non ha senso che io continui a torturarmi per ciò che sono, non lo posso cambiare tanto vale approfittarne e godermi la vita come il destino me l'ha imposta, così riprendo il mio cammino verso il luogo stabilito senza chiedermi se sia giusto o sbagliato ma solo concentrandomi sul fatto che se non lo farò io lo farà qualcun'altro e a me quei soldi servono.
Ecco, la terza bottega della Strada Grande, cammino nel buio. Evitare le guardie è stata una barzelletta ora giro nel vicolo e mi direggo sul retro della bottega, mi faccio avvolgere dall'oscurità, la mia nuova casa. Ora devo solo attendere l'arrivo di quello che probabilmente sarà il mio mecenate...



[OT]Scusate il ritardo e l'obrorio ma è un periodaccio...[/OT]

Corpo di Ferro
Data la sua natura di mannaro Kizan possiede capacità superiori rispetto a quelle umane (che unite ai suoi perpetui allenamenti lo rendono un combattente veramente eccezzionale). Egli combatte senza bisogno di alcuna arma o armatura, il suo corpo basta e avanza. Tutte e quattro le caratteristiche fisiche (forza-resistenza-rapidità-agilità) sono incrementate del 50%, grazie a ciò Kizan riesce a cimentarsi in azioni pressoche impossibili quasi con naturalezza (ma non senza sforzo), salti mortali, attampicare impossibili, muoversi nel quasi totale silenzio, salti in alto di 3-4 metri, salti in lungo di 10 metri e azioni simili rientrano nelle sue capacità.
Passiva [20 pt]


Edited by Black Panter - 23/7/2009, 21:47

Non morirai mai,
Vivrai nei miei ricordi.
Non piangerai mai,
Sorriderai nel mio cuore.
Ma il mio cuore è morto con te,
Ed ora piango al tuo ricordo.

Black Panter.

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Katsu!

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 8/12/2009, 00:29


Gosler

Le corsie dell'Ospedale sono gremite di pazienti e dottori, tutti in un'elegante livrea bianca e tutti - indistintamente - dotati di uno sguardo piuttosto cinico. Non fanno tutti parte della famiglia dei Legacci, ma vi sono tutti allo stesso modo fedeli.
Un uomo alto e magro, dal viso piuttosto scarno, avanza verso Gosler lentamente. Ha lo sguardo di colui che ha visto davvero molto ma che dirà soltanto quanto si rivelerà necessario. E' vestito anche lui di un camice bianco e di guanti dello stesso colore, fra i quale tiene un paio di plichi di carta mediamente voluminosi.
Lo staff della struttura lo ignora, ma come si può ignorare un collega in un momento di caos.
«Sono Rigorius» si presenta, alzando appena la voce per sovrastare il vociare di tutti gli astanti.
Non si preoccupa di allungare una mano per presentarsi, limitandosi invece ad un cenno della sinistra per invitare l'uomo a seguirlo in un angolo defilato dell'enorme sala. Durante questo breve tragitto, il Maestro della Notte può notare con ancora maggiore sorpresa quanto eleganti e fini siano le decorazioni di quel palazzo. Con assoluta certezza, adesso, sa che l'Ospedale prima era una residenza privata.
«Ti spiegherò brevemente e una sola volta, quindi fai attenzione.
La missione consiste nell'omicidio di Wajo, un uomo dalle capacità curative che opera nell'area a nord-ovest di Sequerus.
«Il tuo compito è trovare l'accampamento di quest'uomo, introdurti all'interno e uccidere. Al ritorno, avrai la metà del compenso. All'uscita ti verrà consegnata la prima parte.
Questo è quanto.»
Si ferma, si guarda con sottile discrezione intorno, poi scuote le spalle: sembra piuttosto sicuro, il dottore chiamato "Rigorius".
Poi aggiunge qualcosa, come se ne fosse ricordato in quell'istante.
«Non parlare a nessuno di questa missione, Schroedinger. Ne vale della tua vita. Il tuo mandante ha mezzi potenti. E, per ultimo, sei solo. Non hai nessun compagno. Regolati di conseguenza.»
Dopo aver raccolto la replica del militare, Rigorius, quindi, si allontana.



Kizan

I sensi del mannaro lo avvertono della presenza dell'uomo prima dei suoi occhi: un vicolo sputa fuori un uomo alto e magro, dal viso piuttosto scarno, che avanza verso Kizan lentamente.
E' vestito di un pastrano scuro, col colletto alto, elegante ma sobrio, che gli lascia il viso in vista. Il rumore dei suoi passi è fievole.
«Kizan?» fa con voce roca, stanca.
«Sono qui per l'incarico. Avvicinati.»
La luce che carezza il vicolo è ben poca, resa ancora più tenebrosa dalla pensilina che di giorno protegge l'esercizio adiacente dai raggi del sole.
«Devi uccidere un uomo. "Wajo" lo chiamano. Dicono che curi le malattie col potere di una sua fede. Il tuo mandante lo vuole morto.
Sappiamo che Wajo opera nei territori a nord-ovest di Sequerus. Tieni questo» allunga un paio di fogli sottili verso la Pantera «ci sono informazioni utili e metà del tuo compenso.
In questa missione sei solo, non avrai nessun aiuto. E fa' attenzione: il tuo mandante può arrabbiarsi molto se sbagli qualcosa.»
Anche in questo caso - e sempre che l'assistente di Leon ne abbia vissuti molti di questi "casi" - si allontana solo dopo aver ascoltanto le parole dell'interlocutore, mostrando molta educazione.

___

Un uomo all'uscita ti ferma, Gosler. Non ti dice nulla ma, di soppiatto, di infila sotto l'ascella delle carte.
In entrambi i plichi - di carta sottile, probabilmente di origine cinese e pertanto molto pregiata - sono presenti queste informazioni.
Ci sono due modi per recarsi nei territori dove presumibilmente opera Wajo: o da soli, seguendo una strada maestra abbastanza trafficata, oppure accodandosi a una carovana di mercanti che parte l'indomani all'alba.
Scegliete il metodo che preferite, descrivendo il perché della vostra scelta e il modo in cui la effettuate (per esempio, come vi introducete nella carovana o come vi equipaggiate per partire da soli).
In ogni caso, ricordate che ogni personaggio non sa dell'esistenza dell'altro e riflettete sul fatto che non sapete nulla di Wajo, al momento.
Turni liberi.
Ultima nota: siete liberi, adesso, di scegliere la stessa opzione.


È bene che il Samurai,
anche quando è sul punto di essere decapitato,
conservi l'abilità di compiere un'ulteriore azione
senza incertezze.
Se saprà tramutarsi in un fantasma vendicatore
e mostrare grande determinazione,
benché privato della testa,
egli non morirà.
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Satsuma Han no Shimazu
 
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Da pionierleid

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Gli si fece incontro una figura piuttosto anonima, slanciata, ma senza nemmeno un filo di carne a riempire lo spazio tra le ossa e la pelle. Indossava un camice identico agli altri millemila che gli camminavano attorno, e un paio di guanti non differenti; una figura che si dimentica facilmente.

L'uomo appena presentatosi come Rigorius disdegnava -evidentemente- le buone maniere. Fu lesto a sollevare la mano trasformando quella che nei piani di G. doveva essere una formale stretta in un maleducato cenno.
Mentre lo seguiva in un angolo appartato, l'intuizione: quello dentro cui si trovava non era sempre stato un ospedale. Inutile pensarci troppo a lungo; il dottore aveva già ricominciato a parlare.

Ascoltò tutto annuendo di tanto in tanto, come a voler dare la conferma di aver udito e capito tutto, infine sorrise di fronte alla minaccia camuffata da consiglio che gli era stata rivolta.
Pensando con rassegnazione che gli umani non si smentiscono mai, iniziò a camminare sui propri passi, ma non prima di essersi congedato con un rapido cenno della mano.

-

Wajo: il nome dell'obiettivo.
Sequerus, nord-ovest: il luogo.
Due informazioni tanto utili quanto potenzialmente inutili, senza altro su cui mettere le mani.
Se solo avesse avuto ancora il branco, dalla sua parte... o anche solo i suoi luogotenenti sarebbero bastati. Ma i tempi erano cambiati: in peggio, certo, ma erano irrimediabilmente, irreversibilmente cambiati.
Un paio di minuti dopo era appoggiato con le spalle al muro esterno dell'ala B per le ferite ordinarie, il cappello calato sugli occhi e lo stivale sinistro che tamburellava il terreno di pietra con un ritmo quasi musicale, dietro una tenda nera e al riparo da occhi indiscreti.
Stava consultando i documenti che un uomo di poche parole gli aveva rifilato nei pressi dell'uscita.
Sfogliava le poche pagine con delicatezza, una volta riconosciuta la fragilità del tessuto: scorrendo le righe con rapidi movimenti degli occhi scuri era venuto a conoscenza di un'altra piccola informazione che, di per sè, comportava una scelta.
Accodandosi a una carovana, con quell'abbigliamento altolocato, avrebbe attirato l'attenzione persino di un cieco. Fece una smorfia di compatimento, biasimando la misera condizione degli uomini, incapaci di fare altro che non fosse accoppiarsi o uccidersi a vicenda, poi, scartata la prima opzione, scelse l'unica rimanente.

Sarebbe partito poche ore dopo, con addosso nulla più che la sua divisa e la lunga giacca nera, se non fosse stato per un piccolo problema: non conosceva la lunghezza della strada e benchè la fatica o la sete fossero l'ultimo dei suoi problemi, non reputò necessario perdere tempo partendo a piedi.
Cominciò a guardarsi attorno con circospezione, notando finalmente un uomo di grossa corporatura con una lunga barba incolta. Al sua fianco, una bella motocicletta tirata a lucido. Se fosse stata veloce anche solo la metà di quanto era bella, avrebbe potuto considerare risolto il problema più concreto.


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Viaggiatore dei Mondi

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 8/12/2009, 00:57


Il ricordo di un viso affilato e scarno, un mucchio di carte e parecchi soldi, ecco cosa mi ritrovo quando esco dal vicolo buio e torno sui miei passi. Il mio interlocutore è stato rapido, sintetico ed educato; in poche parole efficente proprio come piace a me.
Leggo rapidamente le informazioni che mi sono state fornite e memorizzo le più importanti, gli anni passati alla torre Elessedil a studiare tomi di magia alla fine si sono rivelati utili. Metto i soldi in un borsello che porto legato alla cintura e getto la pila di carte nel primo braciere che incontro sulla Strada Grande e nel frattempo rifletto.
Wajo. Di lui non so proprio un bel niente, ho solo una direzione e un luogo. Unendomi alla carovana potrei ottenere qualche informazione, i mercanti viaggiano molto e sicuramente sapranno qualcosa però procederei lentamente e anche se cambiassi vestiario i miei occhi attirano sempre e comunque l'attenzione. Alla fine preferisco agire in solitudine, parto da solo e mi incammino all'istante. A piedi sono più veloce di qualsiasi umano e la stanchezza sono abituato a sopportarla, se la strada è sempre affollata avrò occasione di comprare qualche provvista adesso che i soldi non mi mancano e poi le informazione che prenderò sul luogo saranno sicuramente più precise di quelle dei viandanti. Alla fine incontrare Wajo non sarà difficoltoso nelle mie condizioni; dopotutto sono malato. Ucciderlo si preannuncia più facile del previsto.



Edited by Black Panter - 23/7/2009, 21:48

Non morirai mai,
Vivrai nei miei ricordi.
Non piangerai mai,
Sorriderai nel mio cuore.
Ma il mio cuore è morto con te,
Ed ora piango al tuo ricordo.

Black Panter.

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Katsu!

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 8/12/2009, 00:29


Gosler

Il militare scavalca la motocicletta domandola con la sola presenza imperiosa.
I guanti delle mani si adattano perfettamente alla sagoma dei manubri, sui quali la chiara luce del tramonto si riflette.
Il mezzo meccanico inizia a macinare la strada dopo esser stata trasportata con una grande e ingegnosa funivia, sino al Picco della Guardia, l'entrata della Cittadella.
L'uomo trova i cancelli ancora aperti e, senza alcun fastidio, li varca iniziando a seguire la lunga via che lo porterà ai piedi delle Montagne Rosse.

Passano poche ore.
Sulla strada si incontrano viandanti e qualche carovana. La maggior parte di loro è diretta - o viene da - Undarm, la città portuale del regno, seconda in grandezza e importanza solo alla capitale. Nessuno, tuttavia, degna di particolari attenzioni il mezzo, troppo abituati alle stranezze meccaniche dei dintorni. In fondo, a pochi chilometri ad est si trova Klemvor, "la città delle macchine", come viene comunemente chiamata.
Quindi, lasciandosi dietro solo polvere e colpi di tosse, il Maestro percorre diversi chilometri verso nord, seguendo una delle poche vie che collegano il Presidio.

Il motore della motocicletta inizia a borbottare. Le conoscenze di meccanica dell'Immortale non sono poi così approfondite, ma è troppo palese che qualcosa non va: il contatore del gasolio è quasi a zero. La velocità diminuisce.
Mentre le ruote del mezzo iniziano a divorare la terra battuta con meno vigore di prima, un rapido sguardo permette al militare di osservare con bastevole accuratezza la situazione.
Le ombre della notte si sono già allungate sino a ghermire anche gli alberi più alti. Ai lati del sentiero, una sterpaglia piuttosto alta nasconde il terreno rossiccio, tipico della regione. Questo si alza violentemente per continuare a sinistra la catena montuosa sulla quale si erge Sequerus. A destra, invece, un vasto pianoro è intorrotto da un'altra strada - quasi parallela a quella occupata - e da un fiume poco largo che disegnato da una mano viziosa, che ha amato i ghirigori. L'ultima carovana, dietro il cacciatore, scompare lasciandolo nella solitudine più completa.
Una freccia viene scoccata da qualche parte. E' veloce e precisa e si conficca con estrema esattezza nella spalla per rendere, se si trovasse davanti all'anatomia di un uomo comune, difficile il movimento del braccio destro.
L'intento, ovviamente, è quello di far perdere al militare il controllo del mezzo e di forzarlo a schiantarsi contro uno dei pochi alberi che sorvegliano il lato della strada.
Chi ha scagliato resta in disparte, in attesa.
Come tutti i suoi compagni.


Kizan

La scelta di viaggiare in solitaria ha i suoi vantaggi - è indubbio.
La conformazione fisica della Pantera le permette di coprire una distanza maggiore rispetto a un uomo comune.
Quando arrivi alle Porte della Città, una nube di polvere appesantisce l'aria.
"Che è successo, Rosli?" domanda un soldato di media corporatura, uscendo dal casolare posto dinanzi al primo posto di blocco della città.
"Nulla. Una folata di vento del mare." Una fanciulla alta e slanciata, con spalle grandi, muove la mano destra, guantata, in un gesto casuale come a dire che è tutto normale, sotto controllo.
"Ah. Ok. A che ora smonti, stasera?"
"Fra quattro giri di clessidra".
"Birra?"
"No, offrimi del vino. Oggi voglio qualcosa di più pregiato."
Kizan lascia Sequerus in un soffio.

Dopo alcune ore di marcia, la Pantera incontra una carovana diretta nella sua stessa destinazione.
Come accadeva anche in Città, nessuno lancia sguardi indiscreti o da gomitate al vicino indicando: Sequerus, ma questo è ormai chiaro, è un luogo aperto a tutti i viandanti esclusi dalle loro vite, ripudiati per via di abilità non accettate dai loro simili. Insomma, Sequerus è luogo di ritrovo per creature speciali.
Ma, mentre il ninja supera il gruppo, qualche parola gli giunge all'orecchio. Parole neppure tanto mascherate.
"Cosa? Davvero? Wajo ha guarito Lirilla? Ma come diavolo ha fatto?"
"Guarda, Rogghi, io non c'ero e non ho visto nulla ma Sorilla, la madre di Lirilla, ha detto al barista della 'Botte di Tua Madre'... conosci, no?"
"Sì, sì, quella vicino Karinatcho, no?"
"Sì, esatto. Insomma, il barista sostiene che Wajo ha solo parlato a Lirilla e la ha insegnato un metodo per respirare correttamente. Lei ha respirato correttamente per dieci giorni e poi è guarita."
"Ma che malattia aveva?"
"Mah, mi pare una sorta di febbre del deserto."
"Ma di febbre si muore!"
"Ecco, appunto."
"Mah."
La conversazione termina, così come anche la strada. Davanti alla Pantera, e al gruppo, un bivio.
Kizan sente ancora.
"E quindi stiamo andando lì, adesso? A Karinatcho?"
"Eh, sì, perché dobbiamo far curare la nonna."
"Mh, e il raccolto? Chi lo porta al Presidio del Nord?"
"Ci dividiamo. Vero capo?"
Un uomo nerboruto socchiude gli occhi nella fioca luce della luna.
"Sì. Mi spiace avervi fatto muovere in nottata, ma sono preoccupato per la nonna." Il padrone della spedizione si liscia la corta e folta barba bianca, seduto sul primo carro. Ci saranno circa una quindicina di persone, due carri, otto cavalli. Nessuno, ancora, degna di attenzioni la Pantera.
"Ho deciso" riprende l'uomo "che Frenno guiderà il carro col grano a nord, mentre io andrò a Karinatcho con la nonna. Dividetemi in due gruppi. Chi vuole venire con me, proceda a sinistra. Agli altri, buona fortuna".
"Sì, capo! E Allora, pelandroni!? Chi viene con me?" domanda un uomo alto e magro, presumibilmente Frenno.


È bene che il Samurai,
anche quando è sul punto di essere decapitato,
conservi l'abilità di compiere un'ulteriore azione
senza incertezze.
Se saprà tramutarsi in un fantasma vendicatore
e mostrare grande determinazione,
benché privato della testa,
egli non morirà.
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Da pionierleid

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Divorava la strada con un incedere veloce e scandito da un ritmo regolare.
Nonostante il tachimetro non avesse mai superato i 100 chilometri orari gli erano bastate poche ore per lasciarsi alle spalle carovane, persone e qualunque altro segno di civiltà.
A dire il vero, fin da quando la funivia aveva lasciato la due ruote non gli si erano accostate altro che spedizioni mercantili e polvere.
Per ben due volte aveva rischiato di perdere il cappello, lo stesso che ora giaceva in fondo alla tasca della lunga giacca svolazzante.

Era una bella moto, sì: lui non poteva saperlo, ma era costruita sul modello della classica Harley-Davidson. Stabile per via delle dimensioni, non risentiva più di tanto degli effetti del terreno sconnesso e delle sue buche.
Quando con gli occhi catturò la forma distante di una catena montuosa era ormai sceso il buio, e il deserto ai lati della strada era stato inglobato da una fitta vegetazione che le scorreva accanto come una carrellata delle diverse tonalità del verde.

Non badò molto all'altro sentiero che ora faceva capolino, perchè era preso da un problema che non solo aveva catturato tutta la sua attenzione, ma gli aveva provocato un gran, gran, gran disappunto: il motore.
Tossicchiava e sputacchiava, perdendo velocità. Sintomi lampanti della mancanza di carburante.

Zak
Non nascose un moto di sorpresa, in fin dei conti era solo, e non avvertì nemmeno il minimo dolore. D'altronde, non poteva.
La sostanza nerastra che fuoriuscì dalla ferita si rituffò immediatamente nella carne, come fosse stata viva.
Frenò con decisione, arrestando il movimento del mezzo con una sgommata che - oltre a fermare la moto - incise un lungo solco nel terreno.
Un cecchino, dunque? Ma sì, solo un povero mentecatto che non sapeva nemmeno farsi guardare negli occhi, prima di morire.
Abbandonò l'Harley, ormai esausta, compiendo una capriola a gambe raccolte, che non mancò di portarlo dietro il temporaneo riparo offerto dal tronco del più vicino albero.
Afferrò la freccia e stringendola tra le dita la estrasse senza battere ciglio, per poi abbandonare il riparo e iniziare a muovere qualche passo lento e fiero verso la boscaglia.

Non era una delle scelte più sagge esporsi in quel modo, ne era conscio così come sapeva di stare perdendo tempo, ma un'onta di quel calibro non sarebbe dovuta restare impunita.
E poi, non era da escludere che il presunto tiratore fosse un mercenario pagato per ucciderlo: magari, grazie alla tortura (la massima forma di espressione) avrebbe ricavato qualcosa di utile.

"Mostrati, vigliacco."
Già... chi può dirlo.



Abilità passive interessate dal turno
    Toten
    Il corpo clinicamente morto non necessita di sangue per muoversi, essendo mantenuto in vita esclusivamente dal simbionte. Ciò determina la soppressione dei bisogni fisiologici, delle necessità di bere e di mangiare, così come fornisce, di conseguenza, una naturale insensibilità al dolore. Le ferite non vengono avvertite e da esse non sgorga sangue, bensì fluido nero che essendo parte del simbionte viene immediatamente riassorbito causandone l'istantanea rimarginazione. Finchè il fisico e le energie lo consentiranno, il Maestro della notte si rialzerà sempre, dando l'impressione di essere inarrestabile.
    Ovviamente, non accorgersi dei danni rappresenta un'arma a doppio taglio per il vampiro, in quanto non si renderà conto delle ferite e potrebbe soccombere improvvisamente senza conoscerne il motivo.[Abilità passiva di insensibilità al dolore]

    Giftspinnesoldat
    La chiave del vero potere non sta nella forza: sta nell'agilità. Quando si è veloci al punto che i propri colpi non vengono nemmeno visti, la mera forza fisica passa inevitabilmente in secondo piano.
    [Agilità +50%]

    NOTE: la capriola è concessa dalla classe "acrobata".

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 8/12/2009, 00:57


Uscire dalla città senza dare nell'occhio è stata una vera passeggiata, guardie distratte e nubi di polvere mi hanno agevolato nell'azione. Persino un bambino ci sarebbe riuscito.
Corro veloce e silenzioso nella notte mentre il buio diventa sempre più cupo, tutto tranquillo fino a quando non incontro dei viaggiatori, due carovane che percorrono la mia stessa via e le loro voci giungono fino a me. Sorrido, la fortuna è dalla mia parte. I mercanti parlano di Wajo e io mi fermo dove la strada si dirama e ascolto assorbendo ogni parola pronunciata dai viandanti. A sinistra ottimo, potrei aspettare che si fermino e rubargli un cavallo e delle sprovviste ma se viaggiano di notte senza scorta non si fermeranno tanto presto, e poi dovrei procedere al loro passo e sarei rallentato. A quanto pare è già ora di alleggerire il mio borsello.
Mi volto e cammino tranquillamente verso i mercanti individuando quello che gli altri hanno chiamato "capo" e mi rivolgo proprio a lui.

"Scusi buon uomo, non voglio arrecarvi disturbo ma sono partito in fretta per un viaggio che si preannuncia più lungo del previsto. Posso chiedervi cortesemente se siete disposti a cedermi alcune provviste e magari anche un cavallo? I soldi non mi mancano sarete ben pagato."
Attendo una risposta e in ogni caso mi rivolgo nuovamente al capo dei contadini
"Prima non ho fatto a meno di sentire la vostra conversazione ed anch'io sono diretto da Wajo, un mio compagno di avventure è stato avvelenato e non gli rimane molto tempo. Potreste dirmi quanto dista Karinatcho? E' la strada a sinistra quella corretta vero?"
Cerco di essere il più cordiale a convincente possibile sperando che il tintinnio delle monete nella sacca appesa alla cintura sia sufficientemente convincente....


Non morirai mai,
Vivrai nei miei ricordi.
Non piangerai mai,
Sorriderai nel mio cuore.
Ma il mio cuore è morto con te,
Ed ora piango al tuo ricordo.

Black Panter.

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Katsu!

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 8/12/2009, 00:29


Gosler

La provocazione dell’uomo viene accolta con molto entusiasmo: sotto la luce della luna – fioca e bianca – un gruppo di cinque uomini esce allo scoperto, preceduto da quattro frecce ben mirate ai suoi arti.
E’ vero: molti di loro si sono chiesti come diavolo avesse fatto il militare a non subire nessun danno serio dall’attacco. Ma a Sequerus si vedono molte cose strane: una in più…
Alla testa dell’attacco, è un uomo magro e alto che, lasciato cadere l’arco, estrae la sua daga per avventarsi, con un balzo, sul Maestro. Il colpo è piuttosto potente, portato sfruttando il momento di caduta sul terreno e mirato alla spalla dell’avversario.
L’assassino viene ancora circondato da altri tre uomini, tutti armati di lame piuttosto corte utilissime nella mischia da stretto corpo a corpo e tutti, indistintamente, sono in procinto di attaccare la loro preda. Il capo, tuttavia, è stato il più veloce ed è pertanto la prima minaccia che deve fronteggiare l’Immortale.
Gli uomini, è possibile notarlo di sfuggita, sono vestiti di abiti di media fattura, non troppo laceri. Sicuramente, si tratta semplicemente di banditi girovaghi: forse sono proprio loro di cui si vociferava in città. Hanno la bocca coperta, ma dalle poche porzioni di carnagione è possibile ricondurli alla razza degli asruan, l’antica stirpe del presidio.
Un attimo prima di accogliere il colpo di coltello, il soldato sente scalpiccio dietro di sé: l’ultimo uomo sta prendendo la moto.


Kizan

«E tu, straniero, chi saresti?»
La voce del capo è dura e ostile, quando si rivolge alla Pantera. Ferma la carovana, anche se è inutile: tutti fissano il nuovo giunto.
«Perché ascoltavi i nostri discorsi?» continua l’uomo, iniziando a scendere dal cassettone del suo carro, anche se in maniera piuttosto disagevole.
«Possiamo darti solo del cibo, ma non dei cavalli che ci servono. E in teoria non dovresti conoscere Wajo né tantomeno parlarne in giro: sei un cane del Kampaku?»
Adesso che l’uomo si trova a un paio di passi di distanza, Kizan può osservarlo con più attenzione. O meglio, esserne osservato: l’interlocutore ha grosse spalle, grosse braccia e lo sguardo del padrone. Anche se, certo, tutto questo non scalfirà minimamente il velo di sicurezza del ninja.
«La strada è esattamente quella» indica a sinistra «ma fa’ attenzione che ci sono diversi briganti lungo la strada. Katinatcho è un piccolo villaggio. Forse non ci troverai nulla…» conclude e queste poche parole lasciano nell’acrobata una strana sensazione. Che forse Wajo non è odiato dalla gente comune; che forse il Governo di Sequerus non ama particolarmente questo genere di “situazioni”; o che forse, infine, non ne è neppure al corrente.
In fondo, l’assassino non si è informato circa la vera posizione del suo mandante…


CITAZIONE
Banditi, asruan.
Abilità: Sopravvivenza (adattamento all’ambiente – comune); Maestria nelle lame corte (power up del 25% nella precisione e nella velocità dei colpi – comune); Corpo dinoccolato (power up nelle schivate del 25% - solo il capo).
Mercanti, asruan.
Abilità: Sguardo vecchio (carisma – solo il capo); Marce forzate (resistenza alle lunghe distante – comune).


È bene che il Samurai,
anche quando è sul punto di essere decapitato,
conservi l'abilità di compiere un'ulteriore azione
senza incertezze.
Se saprà tramutarsi in un fantasma vendicatore
e mostrare grande determinazione,
benché privato della testa,
egli non morirà.
(Hagakure)


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Viaggiatore dei Mondi

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 8/12/2009, 00:57


L'uomo si rivolge a me con tono grave mentre si avvicina e l'ombra della sua mole si estende minacciosa su di me, è solo un contadino eppure mette soggezzione, peccato che lui non sappia cosa sono io altrimenti se la sarebbe già fatta addosso. No, un uomo come lui avrebbe combattuto, un leader. La mia natura mi spingerebbe a reagire, la Bestia odia chi non le porta il dovuto rispetto ma per fortuna so controllarla e quindi mantengo la calma. Meglio evitare di attirare troppo l'attenzione.
"Signore, la vostra conversazione l'ho udita innavertitamente stavo semplicemente viaggiango e il tono della vostra voce non era celato, per non udire avrei dovuto tapparmi le orecchie. Mi creda non voglio arrecare disturbo alcuno anche perchè il tempo a mia disposizone è breve e se vorrete vendermi delle provviste ne sarò ben felice."
Mentre pronuncio queste parole con tono cortese estraggo dal mio borsello sufficienti monete da riempiermi la mano, ben più del prezzo di un semplice pranzo, e le porgo al contadino.
"E signore, io sono un viaggiatore, so badare a me stesso e i banditi non mi preoccupano, la mia unica preocupazione è di non trovare una cura per il mio amico. Wajo è la mia unica speranza. Però ora mi ha fatto incuriosire, non so nulla di lui se non che è un grande guaritore; perchè non dovrei parlare in giro di lui? E cos'è Kampaku?"
Parlo con vero stupore, non devo nemmeno fingere. Dopotutto sono veramente interessato a saperne di più, e a procere alla svelta.


Non morirai mai,
Vivrai nei miei ricordi.
Non piangerai mai,
Sorriderai nel mio cuore.
Ma il mio cuore è morto con te,
Ed ora piango al tuo ricordo.

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Da pionierleid

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Esattamente come si sarebbe aspettato. Individui talmente infimi potevano agire da soli? No, meglio schierarsi cinque contro uno. Questo è l'onore dei banditi, e questo è il motivo che nel corso del tempo ha portato G. a odiarli tutti, indiscriminatamente.

Crock
In un modo che qualunque spettatore avrebbe giudicato quantomeno mostruoso, il generale si rovesciò all'indietro nel vero senso della parola. Il suo capo spuntava ora tra le sue gambe, a livello delle ginocchia: le due frecce dirette agli arti superiori sfrecciarono sopra di lui, innocue, mentre le due sottostanti cozzarono contro gli orribili artigli ossei appena estratti.
Il resto avvenne in un batter d'occhio.
Si risollevò, ricomponendo la sua struttura ossea solo per trovarsi faccia a faccia con un pugnale in rapida discesa. Veloce e preciso, ma - forse - non abbastanza. Nel tentativo di scartare lateralmente si ritrovò con un lungo graffio - profondo, anche - alla spalla destra, ferita della quale, però, non si accorse.

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"Lasciate che ve lo dica, 'signori'..."

No, non gli era sfuggito l'ultimo omuncolo che tentava di rubargli il mezzo di trasporto: lo aveva scorto durante la manovra precedente, quella effettuata per evitare le frecce.
"...siete patetici. Davvero patetici."
Fu in quel frangente che, dopo tempo immemorabile, il suo peggior nemico nonchè, paradossalmente, più prezioso alleato, venne in suo aiuto.
Mentre gli artigli si protendevano avanti e - aiutati da una improvvisa accelerazione - si spostavano lateralmente nel triplice tentativo di aprire gli stomaci di tutti e quattro i banditucoli, dalla schiena del generale schizzò un fluido nerastro e viscoso, che sottoforma di un intrico di simil-liane si protese per cinque metri tentando di trafiggere l'ultimo uomo, quello impegnato nel furto.

D'altronde, era ciò che meritavano.


Status_
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Fisico: Ferita da freccia nella spalla destra, graffio profondo da daga nella medesima regione.
Consumi del turno: Medio x2
Energia: 80%

Abilità passive
    1) Agilità potenziata del 50%
    2) Artigli spessi e lunghi
    3) Insensibilità al dolore
    4) Capacità di slogare e riassestare le ossa a piacimento

Tecniche utilizzate
    Zenith
    Le gambe si scaldano e vengono avvolte nella loro interezza da lampi di colore scuro.
    Diviene quindi possibile compiere un poderoso scatto in qualunque direzione, il quale lascerà come testimonianza del suo passaggio solo una scia scura di vibrante energia.
    L'ufficiale diventa inafferrabile durante il compiersi del movimento, grazie all'incredibile velocità dello stesso.
    [Consumo Variabile -> Medio, utilizzata per spalancare le braccia e tentare di trafiggere simultaneamente i quattro assalitori]

    Shreck
    Prorompendo da una qualunque parte del corpo il simbionte si libera dalla costrizione, esplodendo in un fitto intreccio di tentacoli e sottili liane che - come inesorabili aculei - penetrano attraverso la carne con facilità disarmante.
    [Consumo Medio || 5 metri]

Note: La skill "Zenith" è stata usata in modo differente dalla descrizione, potenziando la velocità delle braccia piuttosto che quella delle gambe. Trattandosi di un potenziamento variabile, ho ritenuto corretto poterlo applicare a qualunque parte del corpo, e mi premurerò di ampliare la descrizione al più presto.

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Katsu!

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 8/12/2009, 00:29


Kizan

L'uomo si liscia la barba e e fa un cenno a una ragazza alla sua destra. Questa tipica bellezza da contadini – sguardo duro, mani forti, capelli color del grano – da del pane duro e del formaggio alla Pantera, prendendone i soli. Tutti.
Ma il capo le ferma un sottile braccio e conta le monete. «Queste bastano» dice restituendo due terzi della somma al legittimo proprietario.
«E' incredibile che tu non conosca il Kampaku, straniero.
Il Kampaku è il braccio destro della Regina Aranwë, la signora di questo presidio. E' un uomo tutto d'un pezzo che sta cercando di riportare l'ordine in questo caos. Probabilmente non lo sai, ma il Presidio Ovest è da sempre oggetto di disputa delle Nove Famiglie Nobili: in tutta questa confusione, ben pochi si sono preoccupati di combattere i criminali. Soltanto il Kampaku – o Esecutore, come vuoi chiamarlo – se ne sta facendo arico. Il suo nome è... Shimazu, o qualcosa del genere. Sinceramente, non ho capito da dove venga: l'unica cosa che so è che viene dal Multiuniverso. Non è un nativo come noi asruan.
Comunque, Wajo non sembra oggetto d'interesse della Regina né di chiunque altro: è solo un guaritore, in fondo.»
Si ferma e guarda la propria gente, mentre in lontananza l'altra metà della sua carovana vola verso nord.
«Karinatcho è a una mezza giornata a nord. Tu sembri forte: domattina prima dello zenit del sole dovresti essere lì.»

Il viaggio è tranquillo e pressoché solitario: il ninja incontra ben pochi viaggiatori lungo quella via principale.
Qualche ora dopo l'alba giunge alla fine della strada: fuori dalla rada boscaglia della prateria, su un'altura posta a guardia di un grosso fiume, si colloca una cittadella. Ha rudimentali mura di legno, alte palizzate, ma poche guardie: ci sono, invece, moltissimi civili la cui maggioranza, probabilmente, fa parte della casta dei mercanti. Anche se non si conosce la geografia della zona, si capisce che il luogo che si ha di fronte è un porto franco delle tratte della regione.
La carovana del vecchio sta giungendo solo adesso nelle vicinanze del luogo.

Karinatcho è una cittadella di legno e mattoni. Le case sono piuttosto alte per essere parte di un centro di tali dimensioni: la maggior parte arriva ai due piani di altezza. Le strade sono larghe, di terra battuta, con i solchi dei carri a incorniciarle. Il via vai è abbastanza cospicuo, ma nulla a che fare, ovviamente, con il caos della capitale.
All'entrata solo due guardie che, dopo un sommario interrogatorio, lasciano passare praticamente chiunque. Quando il mannaro varca la soglie, tuttavia, un giovane umano di trent'anni con la solita pelle rossastra degli asruan gli sbarra il passo con la picca.
«Chi sei, straniero? Fammi vedere la tua faccia» ordina con un accento meridionale molto cantilenato.
Oltre quella precaria barriera, il ninja può vedere un'insegna scritta nella comune lingua di Sequerus, figlia della mescolanza di mondi ed epoche diverse: “La fottuta serpe ubriaca”.


Gosler

Le acrobazie del Maestro lasciano a bocca aperta i banditi. Quando poi l'uomo gli squarcia il petto, ricadono in ginocchio insieme alle loro daghe con rumore sordo e le mani a tenersi i lembi di pelle: forse pensano di evitare che le loro viscere rovinino a terra, ma non sono molto abili in questo.
Persino il loro capo, dopo esser riuscito a sfiorare l'avversario, si ritrova con un pugnale fra le mani tremanti. Si strappa dal viso la stoffa che lo copriva e lascia cadere a terra l'arma quando osserva l'ultimo suo uomo accasciarsi, senza più una buona porzione del corpo, accanto alla moto ferma.
«Sei un mo-mostro» biascica e una chiazza giallastra e puzzolente gli sporca i pantaloni. «Ti-ti darò tutto quello che vuoi, ma non uccidermi! Ho... ho...» inizia frugarsi nelle tasche, uscendo quanto possiede.
Per la sua sfortuna, è davvero poco: qualche moneta, una mappa, un acciarino e un minuscolo pezzo d'oro.
Lui lo sa perfettamente che è tutto inutile, ma continua a mormorare per la salvaguardia della sua vita.
Il Maestro darà sazio alla bestia che è in lui...?

La mappa è della zona vicina a Sequerus. Vicino a un puntino a nord-ovest della città, vi è un nome: Karinatcho.
Sembra l'unica cittadella in quella zona, quella dove, secondo le poche informazioni che Rigorius ha dato, dovrebbe stanziarsi Wajo.
Dalla posizione in cui il Maestro si trova, tuttavia, l'unica via praticabile è una strada maestra che va dritta ad ovest e poi risale verso nord: in mezzo, infatti, svettano le Montagne Rosse, la stessa catena montuosa che ospita la capitale.

La moto è ripartita stranamente. Forse era solo ingolfata e la botta l'ha rimessa in piedi.
Qualche ora di viaggio dopo, ecco che le prime luci dell'alba illuminano i resti di un accampamento. Una volta controllata la mappa, il Maestro si renderà conto che si trova esattamente nel punto più ad ovest del suo tragitto. Quello che ha davanti è uno spiazzo antistante un grotta incisa in un'alta parete rocciosa. Davanti a questa inizia una degradazione che scivola già sino al fiume, costeggiato dal proseguimento della strada maestra.
Le braci sono ancora calde.


CITAZIONE
Qualche piccola nota.
Kizan, tu devi oltrepassare l'ostacolo della guardia. Considera che è giorno, che sei sotto lo sguardo di molta gente e qual è la tua missione. Poi, puoi girare per la città secondo i tuoi gusti, anche se la locanda è sempre il primo posto da battere se si è in cerca di informazioni... Ma devi decidere tu.
Gosler, invece, hai a disposizione il campo per cercare qualche indizio. Nessuno, infatti, ti ha detto che Wajo si trovi proprio a Karinatcho, sebbene il paese si trovo proprio nella zona d'azione dell'uomo. Le braci, come ho detto, sono calde: forse c'è altro nelle vicinanze.



È bene che il Samurai,
anche quando è sul punto di essere decapitato,
conservi l'abilità di compiere un'ulteriore azione
senza incertezze.
Se saprà tramutarsi in un fantasma vendicatore
e mostrare grande determinazione,
benché privato della testa,
egli non morirà.
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Da pionierleid

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Assaporò il terrore dell'uomo, godendo come un drogato avrebbe goduto nel bucarsi dopo due settimane di astinenza.
Tremava, balbettava, gli dava tutti i suoi averi. Che il bandito fosse in preda a una crisi d'identità?
Abbassò lo sguardo per un momento, poi sollevò il braccio sferrandogli un ceffone di rovescio, talmente forte da farlo rovinare a terra e sguazzare nel sangue dei suoi stessi scagnozzi. Quasi a volergli ricordare che il ladro non era lui, e che non era stato lui nemmeno ad attaccare un motociclista a caso, afferrò il 'capo' per il colletto e lo issò di nuovo in piedi, solo per colpirlo con una fila di schiaffi che forse gli avrebbero scharito le idee.
Dritto, rovescio. Dritto, rovescio. Dritto, rovescio.
"Perdonate il disturbo, vorrei sapere se avete della benzina da qualche parte."
"I-i-i-i-i...."
" 'Io' cosa? "
"N-n-n-n-non..."
Sbuffò, scuotendo il capo rassegnato.
"Non l'avete, ho capito, ho capito... sapete che molti, ma molti anni fa, ai ladri tagliavano le mani?"
L'altro non rispose, nemmeno quando G. gli spezzò entrambe le braccia.
Lo guardò cadere per terra e contorcersi, senza trarre alcun piacere da ciò che vedeva: in fondo, stava solo dando il giusto castigo a un malvivente.
Gli diede le spalle, infine, sorprendendosi solo quando la moto - incredibilmente - ripartì e...
non si sentì pienamente appagato fino a quando, in sella al veicolo, passò con le ruote sopra le gambe del bandito, spezzandogliele come grissini. Fortunatamente - non per il "poveraccio" - era ancora vivo. Una vita in sedia a rotelle, forse, gli avrebbe insegnato qualcosa.

Seguendo le indicazioni della mappa gentilmente regalatagli dall'uomo, giunse nel giro di qualche ora nei pressi di un accampamento.
Era mattina presto, e i primi raggi di luce gli permisero - una volta parcheggiata la moto - di notare che nonostante l'apparente desolazione le braci erano ancora tiepide.
Non notò la grotta insita nella parete rocciosa, e si diresse con tranquillità verso il focolare.
Aiutandosi con l'acciarino ravvivò la brace, augurandosi che se nelle vicinanze c'era qualcuno, questi avrebbe notato la scia di fumo.
Poi, con il pezzo d'oro e le monete rinvenute, avrebbe potuto pagarsi eventuali informazioni.



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Viaggiatore dei Mondi

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 8/12/2009, 00:57


Ho corso tutta la notte ma ora sono vicino alla meta, ora che sono arrivato a Karinatcho non mi resta altro che incontrare Wajo e sparire alla svelta. Nonostante abbia fatto una breve pausa mentre consumavo i pasti comprati ai contadini la stanchezza inizia a farsi sentire, mi riposerò un paio d'ore nella locanda che scorgo aldilà dell'ingresso e poi inizierò le richerche, avrò tempo di dormire a lavoro svolto. Tutto procede tranquillo mentre cammino tra la gente che stà entrando nel paese, ma tutto non può andare liscio come l'olio vi pare? No! Di tutte le realtà di tutti gli universi possibili e immaginabili sono capitato proprio in quello dove alle guardie piace il loro lavoro!
"Chi? Chi è soltanto la forma conseguente alla funzione, ma ciò che sono è un uomo in maschera; e quindi lei può ben capire che se me la togliessi dovrei formulare un'ennesima risposta su chi sono e non ho certo ne la voglia ne il tempo di farlo quindi che ne dice se io rimango un uomo in maschera e lei continua il suo lavoro con un pò più di soldi in tasca?"
Parlo a bassa voce in modo da farmi udire solo dal diretto interessato, pregando con tutto il cuore che almeno nella corruzione questi asruan siano uguali agli esseri umani.


Non morirai mai,
Vivrai nei miei ricordi.
Non piangerai mai,
Sorriderai nel mio cuore.
Ma il mio cuore è morto con te,
Ed ora piango al tuo ricordo.

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