Katsu! Group: AlfieriPosts: 4702 Status:  | |
| GoslerIl militare scavalca la motocicletta domandola con la sola presenza imperiosa. I guanti delle mani si adattano perfettamente alla sagoma dei manubri, sui quali la chiara luce del tramonto si riflette. Il mezzo meccanico inizia a macinare la strada dopo esser stata trasportata con una grande e ingegnosa funivia, sino al Picco della Guardia, l'entrata della Cittadella. L'uomo trova i cancelli ancora aperti e, senza alcun fastidio, li varca iniziando a seguire la lunga via che lo porterà ai piedi delle Montagne Rosse.
Passano poche ore. Sulla strada si incontrano viandanti e qualche carovana. La maggior parte di loro è diretta - o viene da - Undarm, la città portuale del regno, seconda in grandezza e importanza solo alla capitale. Nessuno, tuttavia, degna di particolari attenzioni il mezzo, troppo abituati alle stranezze meccaniche dei dintorni. In fondo, a pochi chilometri ad est si trova Klemvor, "la città delle macchine", come viene comunemente chiamata. Quindi, lasciandosi dietro solo polvere e colpi di tosse, il Maestro percorre diversi chilometri verso nord, seguendo una delle poche vie che collegano il Presidio.
Il motore della motocicletta inizia a borbottare. Le conoscenze di meccanica dell'Immortale non sono poi così approfondite, ma è troppo palese che qualcosa non va: il contatore del gasolio è quasi a zero. La velocità diminuisce. Mentre le ruote del mezzo iniziano a divorare la terra battuta con meno vigore di prima, un rapido sguardo permette al militare di osservare con bastevole accuratezza la situazione. Le ombre della notte si sono già allungate sino a ghermire anche gli alberi più alti. Ai lati del sentiero, una sterpaglia piuttosto alta nasconde il terreno rossiccio, tipico della regione. Questo si alza violentemente per continuare a sinistra la catena montuosa sulla quale si erge Sequerus. A destra, invece, un vasto pianoro è intorrotto da un'altra strada - quasi parallela a quella occupata - e da un fiume poco largo che disegnato da una mano viziosa, che ha amato i ghirigori. L'ultima carovana, dietro il cacciatore, scompare lasciandolo nella solitudine più completa. Una freccia viene scoccata da qualche parte. E' veloce e precisa e si conficca con estrema esattezza nella spalla per rendere, se si trovasse davanti all'anatomia di un uomo comune, difficile il movimento del braccio destro. L'intento, ovviamente, è quello di far perdere al militare il controllo del mezzo e di forzarlo a schiantarsi contro uno dei pochi alberi che sorvegliano il lato della strada. Chi ha scagliato resta in disparte, in attesa. Come tutti i suoi compagni.KizanLa scelta di viaggiare in solitaria ha i suoi vantaggi - è indubbio. La conformazione fisica della Pantera le permette di coprire una distanza maggiore rispetto a un uomo comune. Quando arrivi alle Porte della Città, una nube di polvere appesantisce l'aria. "Che è successo, Rosli?" domanda un soldato di media corporatura, uscendo dal casolare posto dinanzi al primo posto di blocco della città. "Nulla. Una folata di vento del mare." Una fanciulla alta e slanciata, con spalle grandi, muove la mano destra, guantata, in un gesto casuale come a dire che è tutto normale, sotto controllo. "Ah. Ok. A che ora smonti, stasera?" "Fra quattro giri di clessidra". "Birra?" "No, offrimi del vino. Oggi voglio qualcosa di più pregiato." Kizan lascia Sequerus in un soffio.
Dopo alcune ore di marcia, la Pantera incontra una carovana diretta nella sua stessa destinazione. Come accadeva anche in Città, nessuno lancia sguardi indiscreti o da gomitate al vicino indicando: Sequerus, ma questo è ormai chiaro, è un luogo aperto a tutti i viandanti esclusi dalle loro vite, ripudiati per via di abilità non accettate dai loro simili. Insomma, Sequerus è luogo di ritrovo per creature speciali. Ma, mentre il ninja supera il gruppo, qualche parola gli giunge all'orecchio. Parole neppure tanto mascherate. "Cosa? Davvero? Wajo ha guarito Lirilla? Ma come diavolo ha fatto?" "Guarda, Rogghi, io non c'ero e non ho visto nulla ma Sorilla, la madre di Lirilla, ha detto al barista della 'Botte di Tua Madre'... conosci, no?" "Sì, sì, quella vicino Karinatcho, no?" "Sì, esatto. Insomma, il barista sostiene che Wajo ha solo parlato a Lirilla e la ha insegnato un metodo per respirare correttamente. Lei ha respirato correttamente per dieci giorni e poi è guarita." "Ma che malattia aveva?" "Mah, mi pare una sorta di febbre del deserto." "Ma di febbre si muore!" "Ecco, appunto." "Mah." La conversazione termina, così come anche la strada. Davanti alla Pantera, e al gruppo, un bivio. Kizan sente ancora. "E quindi stiamo andando lì, adesso? A Karinatcho?" "Eh, sì, perché dobbiamo far curare la nonna." "Mh, e il raccolto? Chi lo porta al Presidio del Nord?" "Ci dividiamo. Vero capo?" Un uomo nerboruto socchiude gli occhi nella fioca luce della luna. "Sì. Mi spiace avervi fatto muovere in nottata, ma sono preoccupato per la nonna." Il padrone della spedizione si liscia la corta e folta barba bianca, seduto sul primo carro. Ci saranno circa una quindicina di persone, due carri, otto cavalli. Nessuno, ancora, degna di attenzioni la Pantera. "Ho deciso" riprende l'uomo "che Frenno guiderà il carro col grano a nord, mentre io andrò a Karinatcho con la nonna. Dividetemi in due gruppi. Chi vuole venire con me, proceda a sinistra. Agli altri, buona fortuna". "Sì, capo! E Allora, pelandroni!? Chi viene con me?" domanda un uomo alto e magro, presumibilmente Frenno.È bene che il Samurai, anche quando è sul punto di essere decapitato, conservi l'abilità di compiere un'ulteriore azione senza incertezze. Se saprà tramutarsi in un fantasma vendicatore e mostrare grande determinazione, benché privato della testa, egli non morirà. (Hagakure)  Satsuma Han no Shimazu |