Endlos - RPG Alliance Forum

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Delegazione
view post Posted on 17/10/2009, 13:34Quote -
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Viaggiatore dei Mondi

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 30/11/2009, 20:01


Non apparve.
Era già lì.
Si trattava di un uomo né giovane né vecchio, dai capelli argentei e gli occhi blu cobalto;
indossava un mantello a ruota completa, realizzato in un fine tessuto damascato la cui chiusura a forma di delfino ricadeva dolcemente sulla sua figura, rivelando ad un occhio smaliziato più di quanto del nuovo arrivato chiunque potesse intuire a primo acchito: La stoffa del manto si estendeva in lunghezza sino a metà polpaccio, e i tagli presenti all’altezza delle braccia garantivano di consentire la più totale libertà di movimento
anche nella più animata e tumultuose delle mischie.
Subito al di sotto della cappa, si poteva scorgere un elegante quanto semplice Gambison,
che ricalcava fedelmente le forme slanciate e feline delle membra del cavaliere,
completava il vestiario un paio d’impeccabili pantaloni di fustagno,
che definivano ulteriormente le gambe ben tornite e scomparivano inghiottite,
dentro a due stivali di pelle di camoscio.
La mancina, unico arto visibile al di sotto del mantello, indossava un guanto d’arme svasato,
delle tonalità dell’argento vivo; all’interno del suo palmo, sarebbe stata visibile una linea circoscritta in un triangolo, ma essa era salda come l’espressione del cavaliere.
Innanzi a lui si estendeva il palazzo principale di Laputa.
Presto sarebbero arrivati gli altri.

Bene Ragazzi, se possibile prima gli alfieri e poi Dae. il giro lo vorrei così per "comodità" d'uso :asd: Enjoy.


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E N D L E S S
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e n d l o s

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view post Posted on 18/10/2009, 18:25Quote -
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ƒirst of his name

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Cieli di Endlos

Il vento fischiava divincolandosi fra piume di fuoco, lasciando dietro ogni battito d'ali una sciara di fiamme e cenere simile alla coda di una cometa: l'uomo dentro la bestia ne aveva una percezione ovattata, come se -anziché essere penetrato nel corpo della bestia stessa- ne avesse semplicemente indossato le apparenze ed il fenomeno scorresse sulla superficie di quel mostruoso travestimento. Allentò le briglie della possessione, permettendo al Karura di guadagnare quota prima di planare verso la destinazione annunciata. Nel puntare quel minuscolo coagulo di terra e ferro che galleggiava a centinaia di metri sotto di loro, il becco affilato del vecchio lord si stirò sino a conformarsi al sorriso del proprio ospite. Un ultimo, mastodontico frullo d'ali, e l'atmosfera ribollì del calore rilasciato dal contrarsi dei muscoli in picchiata. Un istante dopo, solo fumo e scariche statiche a testimonianza
del loro passaggio.

Laputa, Portoni

Si schiantò a metà della scalinata, crepando il marmo sotto gli artigli in un dedalo di spaccature che raggiunse non meno di due metri di diametro. Artigliò i gradini in unità di sei, portandosi poco prima del fianco dell'unico presente. La bestia si spalancò nella propria massima estensione un'ultima volta, accompagnando la chiusa delle ali con un gorgheggio roco. La crisalide scarlatta pulsò come una stella morente, prima di farsi luce e precipitare al suolo in una pozza di lucore glutinoso dalla quale emerse un uomo grigio e solido, i capelli cenerini ed occhi di un sanguigno, pulsante indaco. L'alfiere del Nord si allineò al primo visitatore, scuotendo i residui della trasfigurazione dalle spalle della veste damascata con un gesto distratto. Sembrava essere perfettamente a proprio agio.

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Déi, odierei essere arrivato in ritardo.
e attese.


In shades of gray
The end is getting closer day by day

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« r e v e n a n t »
~

 
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view post Posted on 24/10/2009, 10:35Quote -
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...Cherish...

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Il paesaggio tutto intorno a loro si ripeteva monotono già da diverse ore,
facendo mostra -in una successione d’ordine sparso-
di nuvole, cumuli, nebbie, sprazzi di cielo, e scampoli della terraferma dei continenti sottostanti.

L’Alfiere d’Oriente e quello d’Occidente erano partite con tempestività non appena ricevuta la missiva di Rivenore, e avevano impiegato relativamente poco per raggiungere Garwec a cavallo;
il cielo sempre nero dell’altopiano e perennemente squarciato da fulmini guizzanti era reso ancora più fosco dall’incombere della notte, ma -se non altro- aveva costituito una condizione ottimale per mostrare alla piccola Mio le illuminazioni artificiali della città, le cupole a supermagnetismo che li proteggevano dalla pioggia -e anche dal freddo-, e le slanciate architetture di metallo e cemento.

...tutti i benefici che la tecnologia sapeva apportare alla vita in quei luoghi,
dove un’esistenza serena era stata resa possibile per tante persone
solo dopo aver domato con l’intelletto le più violente forze della natura.

Sebbene l’ora del loro arrivo era stata serale, un momento in cui sarebbe facile immaginare la gente ritirarsi alla propria dimora e stringersi attorno al focolare, le strade della città di Codec -capoluogo di quella zona, più simile ad una metropoli- erano disinvoltamente affollate di persone di ogni età, tutte intente a passeggiare e divertirsi, chi con gli amici, chi con la famiglia...

Per evitare bagni di folla che vi facessero perdere tempo, Kalia aveva alzato il cappuccio del suo mantello da viaggio sulla testa per non essere riconosciuta, e aveva richiesto alle guardie del Gateway la massima discrezione e solerzia nel condurvi al
Castello degli Scienziati.
... e sebbene le sarebbe piaciuto molto poter permettere alla Principessa dell’Ovest una visita approfondita dell’enorme complesso in cui aveva sede il reparto di ricerca del suo presidio,
la Dama Azzurra sapeva che non c’era tempo.

L’ora era tarda, ma nonostante questo, in quella struttura c’era chi lavorava ancora,
e per quanto non fosse quella la persona che la Signora di Lordaeron stesse cercando,
il nipote del capo-ricercatore era stato ben contento di offrirsi al posto del nonno
e accogliere la richiesta del suo Alfiere...

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Chase Stein prometteva grandi cose davvero:
a dispetto della giovane età,
era già diventato uno dei più brillanti tecnici ed esperti del settore.
-se non addirittura il più brillante dai tempi della sua ultima visita-
La sua grande curiosità, il suo carattere spigliato -a tratti ribelle- e la sua acuta intelligenza gli avevano reso facile specializzarsi in più campi e crearsi al contempo un solido entourage di amici,
disposto a seguirlo come equipaggio nella traversata senza proteste
nonostante l’improvvisata, l’ora tarda e praticamente nessun preavviso.

Il giovane tecnocrate era stato ben felice di poter far sfoggio di Selever,
il suo gioiellino, il suo orgoglio, un progetto personale.

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Aveva radunato la sua ciurma in quattro e quattr’otto,
e i preparativi necessari a staccarsi dal suolo erano stati effettuati in tempo un’ora.
Un vero record... specie considerando l’accortezza con cui si era premurato di badare
anche alle persone, facendo allestire cabine di tutto rispetto per le signore sue passeggere.
La traversata era stata tranquilla, rapida e serena; per alcuni più piacevole che per altri,
a giudicare da come Chase non perdesse occasione per cercare di impressionare Mio
non appena Nikhita girava le spalle, guardava altrove,
o era semplicemente troppo distante per redarguirlo a bruciapelo sul momento.

Non per niente -come si è detto- era un ragazzo intelligente.

Erano arrivati insieme all’alba, finalmente in vista della fortezza volante.
e mentre i passeggeri si erano radunati nella sala di controllo,
circondati dagli schermi parietali che davano l’impressione di stare in piedi nel cielo azzurro
-senza naturalmente i disagi del caso, quali il freddo e il vento che ti spettina-,
il pilota si era messo allegramente a contrattare con non-sapeva-chi del castello
per richiedere il permesso di atterraggio.

Il giovane non aveva assolutamente idea dell’identità di chi gli avesse risposto dall’altra parte,
-per quanto esordire con
“Ehilà, del castello! Buongiorno!
Stiamo per atterrare, non abbiamo cattive intenzioni e abbiamo fanciulle a bordo:
se ci faceste la galanteria di non spararci addosso, mi impegno ad offrirvi la colazione!”
potesse sembrare una richiesta...-
ma fatto stava che, adesso, il Selever avesse già iniziato la sua discesa verso il pinnacolo.

Non aveva bisogno né di rampe né di troppo spazio:
perfetto per i parcheggi a risparmio di posto...
Questione di istanti, e i due Alfieri sarebbero sbarcate.


Chiedo scusa a Moloch & Aeon se non li ho ancora considerati, ma mi ero già dilungata troppo e non volevo appesantire ancora T_T Spero ci sarà occasione al prossimo giro é_è/
Ron-Ron, continua tu! :8D:

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E' bello, vero, quando un bimbo ti offre un fiore in segno d'Affetto...?
E' così difficile tornare al candore e alla semplicità di un tempo?


Ma sì, forse è meglio Mentire...



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In me there's still a Place that fulfils Me
A sanctity here that I call home, I run to
When winter descends
If I try, can I find solid ground...?




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view post Posted on 2/11/2009, 14:23Quote -
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Katsu!

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 8/12/2009, 00:29



La situazione si è trasformata velocemente in qualcosa di interessante e Mio ama le cose interessanti. Come ci si aspetterebbe da una mente acuta e allenata, quella della Regina Aranwë pretende costantemente novità e spunti di riflessione.
La piccola sapiente accompagna una ciocca di capelli castani dietro l'orecchio, poi imita Kalia e alza il cappuccio celando il viso. Nikhita, dietro di lei, fa lo stesso sebbene le labbra serrate indichino fastidio, forse stizza.
Ma Codec è davvero una bella città, viva tanto quanto il Picco della Memoria di Sequerues, luogo di mercato e abitazioni dei civili. Tutto questo fa nascere il bisogno pressante di un dialogo con Akiyuki. Nikhita capisce e prende mentalmente nota.
Ma quello che attira più di tutti Mio è quel giovane, Chase Stein. Se non le avessero insegnato che è scortese, gli avrebbe già chiesto di arruolarsi tra le fila di scienziati immolati alla causa del Presidio dell'Ovest. Ma quel ragazzino – che pare ricambiare l'interesse che la Regina gli concede – è un uomo di madama Menethil e, quindi, è intoccabile.
Lo Selever, poi, le strappa un altro sorriso. Si sposta accanto all'altra Signora per scambiare con lei un paio di chiacchiere sul paesaggio, lasciando la sua attendente, una fiera amazzone, un po' libera.
Ma le dolci voci delle due dame s'interrompono dopo poco, visto che è già ora d'atterrare.
Una volta messo un delicato piedino per terra, Mio prova qualcosa al petto: Forse è un peccato aver lasciato i suoi due golem nel Maniero di Lordaeon... Avrebbero potuto esserle utili. Magari solo per intimidire il loro interlocutore! Già, lei sa molto poco di questo Aeon, solo quello che sua madre le ha insegnato. Perché, in fondo, si è sempre trattato di un affare che riguarda soltanto le famiglie reali e gli Aranwë lo sono da poco.
«Molto lieta, signori.»
La graziosa adolescente s'inchina, facendo scivolare sulla schiena il cappuccio di stoffa bianca del pastrano chiaro che ha indosso. Le mani, affusolate e sottili, alzano i lati della gonna nera mentre lo sguardo rimane per qualche attimo a terra.
«Io sono Mio Aranwë, Regina dell'Ovest. Ho avuto l'onore di accompagnare madonna Menethil, Signora dell'Est.
«Non abbiamo seguito» Mio si preoccupa di sottolineare la cosa con una graziosa ma forse appena troppo rude nota della voce «perché ci aspettiamo soltanto una pacata discussione davanti una tazza di té fumante, un mio dono per tutti voi.»
Dopo una breve pausa la Signora dei Sequerus si volge a Moloch. «Voi dovete essere l'Alfiere del Nord. Finalmente vi incontro! Mi hanno riferito che siete molto, molto galante. Spero che mi reputerete degna di tali attenzioni» aggiunge con un sorriso, non poco malizioso. Poi si volta verso Kalia, come se l'attendesse. Una delle più grandi menti di tutto l'Ovest è in trepidazione: ha sempre desiderato conoscere gli altri Alfieri e ora ne manca solo uno. Forse qualcuno chiamerebbe questa “incoscienza”, ma chi fra i giovane non l'ha mai provata?



È bene che il Samurai,
anche quando è sul punto di essere decapitato,
conservi l'abilità di compiere un'ulteriore azione
senza incertezze.
Se saprà tramutarsi in un fantasma vendicatore
e mostrare grande determinazione,
benché privato della testa,
egli non morirà.
(Hagakure)


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Satsuma Han no Shimazu
 
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necrosis

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 4/12/2009, 10:21


Laputa, il Castello nel Cielo
Cielo circostante

Una nuvola nera.
Sarebbe stata l'identità che in molti avrebbero attribuito a quella macchia nel cielo. Troppo ampia, per essere un animale; troppo compatta per poterne comprendere più d'uno. Eppure agli attenti osservatori non sarebbe sfuggita la velocità innaturale con cui quella nube si spostava: superò le sue presunte compagne con grazia e rapidità straordinarie, sollevandosi ora più in alto, ora discendendo quasi in picchiata.
Gracchiò, in prossimità del Castello.
Lo stormo virò con un frullio d'ali potente, scivolando in direzione delle mura e costeggiandole per qualche attimo, prima di trovare una corrente ascensionale che lo conducesse su, presso lo scafo di quella strana cosa volante. I corvi planarono sul ponte della "nave", come a voler gettare nel panico l'equipaggio; poi, con armoniosa cooperazione, puntarono dritti al capannello presente poco sotto di loro. Sembravano intenzionati ad aggredire i personaggi ivi riuniti, ma all'ultimo istante -quando ormai pareva inevitabile un impatto violento con il suolo artificiale- si fusero in un'unica sagoma.
"Esigo delle spiegazioni."
Esordì lo Spaventapasseri, muovendo un passo in avanti nel terminare la propria trasmutazione.
Il suo tono era perentorio, pieno d'astio. La camminata, invece, insicura...quasi dondolante, ma frettolosa.
Aveva indosso un pastrano logoro e stinto che un tempo era stato bruno, regale. Oramai appariva perfetto per il suo padrone: come lui, infatti, emanava un'aura di stanchezza. I guanti che coprivano le mani dell'elfo erano altrettanto sozzi e bucati, mentre il cappio che pendeva solitamente dalla gola di Jason a mo' di cravatta era assente. Sotto alla tesa del cappello consunto, la Mangiasogni digrignava i denti al posto dell'Alfiere.
Era una visione raccapricciante.
"Perché Lord Aeon non è qui?"
C'era del disprezzo, nelle sue parole.
Aveva avuto modo di scrutare i presenti quando ancora si trovava in forma di stormo e -con estremo disappunto- si era accorto che il Lord di Rivenoire non faceva parte della compagnia. Dal punto di vista egocentrico dell'elfo, non v'era motivo alcuno per cui loro -i quattro Alfieri- avrebbero dovuto muoversi personalmente, mentre il Sire del Tempo e la sua dama restavano al sicuro dietro le mura della Chiave.
Odiava doversi esporre, persino per il proprio interesse.
Figurarsi per conto di insulsi e pomposi
signorotti locali.


CITAZIONE

~ D i A r I o dell'I n c u b o ~

Condizioni Fisiche ~ Illeso.
Condizioni Psicologiche ~ Irritato.
Energie Residue ~ 100%
Passive Influenti ~ Aura che induce sonnolenza ~ Canto del Sonno
Tecniche Utilizzate ~ -


~ R i C o R d I r E s I d U i ~


CITAZIONE
C a N t O del S o N N o ~ Questo artefatto è, come accennato, molto potente e pericoloso. Non solo per il portatore, ma anche e soprattutto per coloro che sfortunatamente si trovano a dover fronteggiare quest'ultimo. Primo, portante potere della Mangiasogni è quello di "apparecchiarsi la tavola". Come intuibile dal suo nome, infatti, la maschera si nutre di sogni, pensieri, e per poterlo fare deve riuscire a creare una breccia nella mente avversaria. Dunque ecco la sua forza: addormentare il nemico. Chiunque si trovi nelle vicinanze della maschera, entro un raggio di 10 metri, si sentirà stanco, assonnato e verrà colto da un desiderio di dormire remoto, ma crescente man mano che si avvicina all'artefatto. Da ciò ne consegue che un avversario colto da tali sintomi avrà maggiore difficoltà a combattere al meglio, sia in campo fisico che magico. Tuttavia questa non è che una condizione di partenza per le capacità della Mangiasogni.

Tutto ciò che vediamo o sembriamo
non è altro che un sogno in un sogno.

[Edgar Allan Poe]


~ M a N G i a S o G n I ~
PbF Account of Andre_03

 
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view post Posted on 3/11/2009, 23:26Quote -
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Exterminatus.

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 7/12/2009, 22:51




Tidir Phar aveva tenuto d'occhio l'evolversi della situazione senza celare al sua crescente apprensione, dalla sua postazione di guardia sulla torre nord.
Mano a mano che gli istanti passavano, la sua livrea scura gli sembrava sempre più stretta, e la cintura con la spada sempre più pesante, appesa al fianco.

Laputa non era mai stata il centro di niente, ad eccezione del suo personale mondo. Ora invece, nel volgere di alcuni, pochissimi, attimi si era trasformata in un vortice di novità.

La nave attraccata all'approdo del Mastio aveva sbarcato due donne, e quello che aveva tutta l'aria di essere il loro seguito. Le aveva viste chiaramente.
E pure quello stormo di corvi, divenuti uomo.

Magia nera!, senza dubbio.

E di fronte alle porte della Fortezza, qualcuno già aveva fatto la sua comparsa, emergendo dal nulla in non si sapeva quale modo; accanto a lui stava un alto visitatore. Un uomo tramutatosi da un drago che dicevano di luce.

Quella giornata sarebbe stata lunga e pesante per tutti.
Anche per i Signori di Laputa.

Con il dito allentò la presa soffocante della gorgiera, prendendo un lungo respiro e deglutendo, nervoso.

Una lunga giornata. Infinitamente.



Edited by Daeniem - 3/11/2009, 23:40

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H a r d rock. H a l lelu j a h

 
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F o r g i a ~ R u n e

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 7/12/2009, 18:48




Gli ci era voluto poco, una volta avvertito dei fatti, per lanciarsi fuori dallo studiolo che lo voleva impegnato nelle consuete pratiche amministrative giornaliere - in realtà tutto tempo perso dietro a fogli e fogli che sarebbero sicuramente andati irrimediabilmente persi, prima o poi - e raggiungere l'ingresso al Mastio.

Lungo la strada, uno dei suoi attendenti, Rean, lo aveva aggiornato brevemente, e nuovamente, sullo stato delle cose.

Le donne che dicevano di essere Mio Aranwë, Regina dell'Ovest e madonna Menethil, Signora dell'Est, erano state avvicinate dall'ufficiale preposto della Milizia in servizio presso le mura della rocca, per essere scortate all'interno. Il tutto con estremo garbo, ovviamente : solo a lui, l'Autocrate, sarebbe spettato di decidere come comportarsi. Mentre questo succedeva un uomo aveva fatto la sua apparizione, emergendo da una nube di corvi fusi insieme. Così era stato riferito dai testimoni.
Anche lui era stato invitato a fare la sua comparsa al cospetto del Signore della Città.

Altri due uomini stavano in quel momento già di fronte alle porte del mastio. Uno era emerso da un grumo di luce in forma di animale volante, affiancandosi ad uno che già stava lì, immobile. Di quest'ultimo gli avevano solo detto : è davanti alle porte della rocca.
Non è apparso, e nemmeno si è materializzato, è cresciuto, è caduto - come l'altro -, ci è fiorito. No : era semplicemente .

Su quel mondo capitavano troppi fatti insoliti. Nemmeno Celentir era stata così complicata.

Si accostò al gruppetto di miliziani che tenevano sotto presidio la porta grande d'accesso al castello, e non perdevano d'occhio l'uomo con la mantella. Nemmeno un secondo.
Si erano scansato solo quando lui si era fatto troppo vicino perchè non potessero accorgersi di lui.

Io sono Raylek 'ap Quelt Od'Nast, Autocrate di Laputa.
Benvenuti nella mia città, signori...


Lo sguardo fisso, indagatore, era tutto per quelli che il goblin non sapeva essere uno l'inviato del Signore di Endlos, e l'altro uno dei Governanti di quel mondo.
E non erano certo quelle le uniche cose che non sapeva...



Edited by Daeniem - 3/11/2009, 23:44

 
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Viaggiatore dei Mondi

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 30/11/2009, 20:01


Il mio Lord è stato trattenuto da un viaggiatore problematico,
ma è oltremodo certo che, la situazione,
sarà risolta per Tempo anche senza il suo apporto diretto.
In ogni caso, sono stato inviato qui da lui stesso come suo portavoce.


Le parole del delfino erano cariche di significati nascosti, reconditi e allusivi,
che sarebbero tuttavia stati chiari ai quattro alfieri:
egli si trovava con loro per nome e per conto di Lord Aeon;
in quella sede rappresentava i suoi occhi, le sue orecchie e la sua parola.

E se qualora ciò non fosse stato sufficiente a dirimere la questione per la quale
le personalità più importanti di Endlos si erano scomodate dai rispettivi domini,
allora avrebbe ceduto il passo direttamente ai quattro Signori,
che avrebbero sicuramente apportato argomenti ben più convincenti dei suoi.

Ma non era il caso di andare così avanti:
le cose potevano anche rivelarsi diverse dalle sue elucubrazioni.
La tabella di marcia andava rispettata.

Fece appena in tempo a terminare il suo fraseggio,
che un nuovo venuto fece la sua comparsa.

CITAZIONE
Io sono Raylek 'ap Quelt Od'Nast, Autocrate di Laputa.
Benvenuti nella mia città, signori...



Le iridi di zaffiro del Delfino balenarono subitanei verso la fonte della voce
che si identificava come il Signore della città:
si trattava di un essere dalla carnagione verdastra e dalla scarsa altezza;
il naso -particolarmente pronunciato- era ricoperto qua e la dalle pustole caratteristiche dei goblinoidi.

Era stato avvisato della presenza di un governatore appartenente alla stirpe dei pelleverde, ma -fino a quel momento- aveva preferito credere in un quanto mai raro errore del signore del Tempo...
Ed invece, eccolo lì.

In questi luoghi sono conosciuto come Dauphine du Viennos,
Generale d’armata delle Milizie d’Argento,
Ambasciatore ed Attendente di Lord Aeon, Signore della Chiave.
Fortuitamente, quest’oggi, il ruolo che sono chiamato a ricoprire non è di soldato,
ma di mero portavoce, inviato per discutere e parlamentare.


Una particolare enfasi fu posta sulle ultime due parole,
quasi a voler sottolineare una presa di posizione ben precisa,
che doveva essere assolutamente rispettata per evitare di incorrere in imprevisti per nulla piacevoli.

Coloro che vedete qui con me, sono i signori dell’Est, dell’Ovest, del Sud e del Nord; costoro, insieme a colui che rappresento, governano questo mondo.

Seguì un istante di silenzio, che parve dilatarsi all’infinito:
davanti all’Autocrate di Laputa si stagliava in quell’istante un intero mondo,
rappresentato da quei cinque individui e dalle forze da essi detenute sotto il loro potere.
Dopo un istante, il Delfino riprese a parlare.

Ma credo che ci sia un tempo… migliore per questi discorsi:
disponete di un luogo più appartato?
Credo di scorgere un locale coi giusti requisiti poco più in alto, o sbaglio?


“Credere” e “scorgere”: due termini che
-tenuta conta la posizione del cavaliere ed il luogo a cui si riferiva-
suonavano quanto mai falsi.
O forse no?

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E N D L E S S
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F o r g i a ~ R u n e

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 7/12/2009, 18:48



Alla fine, meraviglia delle meraviglie, era andata proprio come avevano predetto lui e Khalesis.
Gli Alti Papaveri di quel mondo si erano davvero fatti vivi.

Avevamo un In questi luoghi sono conosciuto come Dauphine du Viennos, Generale d’armata delle Milizie d’Argento, Ambasciatore ed Attendente di Lord Aeon, Signore della Chiave accompagnato dai Signori dell'Est, dell'Ovest, del Nord e del Sud.

Certo, la disparità della presentazione era notevole. Ma forse il Generale Viennos riteneva che gli altri potenti di Endlos fossero in grado di presentarsi meglio da soli.

Però, ad onor di cronaca, c'era da dire che a Raylek non era nemmeno sfuggito lo sguardo di - era forse un po di disgusto, quello? - delicato ribrezzo che si era dipinto sul volto del Legato di tal Lord Aeon, Signore della Chiave.

Ma credo che ci sia un tempo… migliore per questi discorsi:
disponete di un luogo più appartato?
Credo di scorgere un locale coi giusti requisiti poco più in alto, o sbaglio?


A Raylek non rimase che fare una smorfia a metà tra un sogghigno ed un assenso, sollevando un labbro in un mezzo sorrisetto sghembo.

Effettivamente il posto adeguato c'è. Non è così poco più in alto, ma c'è.
Dovete essere un ottimo osservatore per averlo scorto dietro a metri di pietra e malta, signor generale...


Caustico quanto bastava. Se quel bellimbusto impomatato pensava di impressionarlo con le sue doti da cartomante si sbagliava.
Anche lui veniva da un mondo in cui poteri mirabolanti ti capitavano sotto al naso un martedì sì ed uno anche. Per impressionarlo davvero, Dauphine du Viennos, Ambasciatore ed Attendente di Lord Aeon, doveva impegnarsi di più.
Parecchio di più.

Il goblin dimenticò quindi per un attimo il militare, concentrandosi su coloro, donne e uomini, che costituivano il resto della delegazione.
Perchè il loro apripista era un damerino, non c'era certo motivo per essere scortesi oltre misura, diamine.

A voi Signore e Signori, benvenuti tra noi.
Ho trascorso mesi in trepidante attesa di conoscere chi su questo nuovo mondo fosse il tenutario del potere.
Le mie preghiere, direi, sono state esaudite.

E' con profondo onore che vi do il benvenuto nella mia casa.
Prego, accomodatevi.


Il gesto della mano era stato ampio, ad indicare l'interno del Mastio, cordiale invito ad entrare espresso in fatti, oltre che a parole.
Accanto al piccolo e verde Signore della Castello, militi in livrea erano accorsi, sicuramente dietro silenzioso ordine del suo siniscalco di quel giorno, a fare da picchetto d'onore per quell'inaspettato gruppo di ospiti.
La delegazione politica più importante che Laputa avesse visto.

Doveva ammetterlo però : per quanto non gli andasse a genio l'essere un capo, quella era la parte davvero divertente nell'esserlo.
Contrattazione, la chiamano tra mercanti. Diplomazia, tra persone importanti.
Alla fine è sempre la stessa farsa : strappare agli altri l'accordo migliore, senza che loro se ne accorgano.

Diavolacci. Era così bello essere un dannato goblin in momenti come quelli.

Venite, vi faccio strada.
Le ultime parole, prima di girarsi, e procedere all'interno, diretto verso l'Atrium del Concilio.


 
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ƒirst of his name

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Voi dovete essere l'Alfiere del Nord. Finalmente vi incontro! Mi hanno riferito che siete molto, molto galante.
Spero che mi reputerete degna di tali attenzioni

~
Interruppe lo scandaglio del circondario -uno dei tanti spettri della sua paranoia- per indagare sull'autrice di un commento che, il Lich gliene era testimone, non aveva sentito formulare da diversi decenni. Era bizzarro, quasi confortevole apprendere che non tutti potevano vedere l'orrore che covava dentro, giudicandolo per le colpe del padre: il pensiero gli fece esibire un sorriso asciutto, accompagnato dall'impercettibile saluto formale -ripetuto due volte per omaggiare ciascuna delle nuove arrivate- del capo flesso verso il basso.
Incantato. Tanta indulgenza mi lusinga, ma temo non mi renda giustizia.
E tornò a pilotare lo sguardo verso l'inviato di Aeon, dando muto consenso alla preoccupazione espressa dal terzo suo pari. Lord Jason aveva ragione: il fatto che il signore di Rivenore avesse inviato un terzo in sua delega era quantomeno sospetto -se non sinistro. Cosa dovevano aspettarsi realmente da quella seconda isola volante?
Il filo dei suoi pensieri -ne poteva quasi ascoltare il ronzio, interrotto sporadicamente dal vibrare dell'ego della fenice- venne reciso dai battenti spalancati davanti a loro nell'annunciarsi -immaginò- del reggente della città. Il goblin non lo sorprese: nella sua non-vita di prigionia, aveva visto di ben peggio e di ben più strano. La figura arcuata, minuta e pallida riuscì anzi a regalargli una parentesi di sollievo, scacciando -ma non eliminando- alcuni pensieri infettati dal suo naturale pessimismo. Fra quei merli e quegli uomini e quelle mura si respirava un odore di guerra.
Seguì la disputa con espressione assente, continuando indisturbato la propria indagine. Non appena il Delfino -o così gli parve- invitò il piccolo signore a discutere in una sala più confortevole nei piani superiori del complesso, alzò istintivamente gli occhi sino a percorrere la fortezza lungo
la massima altezza concessagli.

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Jason
mormorò distratto, nella speranza che l'alfiere dilatasse la mente
quanto bastava per accogliere il suo messaggio.
Attento. Fino a prova contraria, siamo
in territorio nemico.


In shades of gray
The end is getting closer day by day

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« r e v e n a n t »
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view post Posted on 4/12/2009, 10:21Quote -
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necrosis

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 4/12/2009, 10:21


Laputa, il Castello nel Cielo

Trattenuto.
Lord Aeon era stato "trattenuto da un visitatore problematico". Tutte scuse campate per aria, che ebbero il solo merito di farlo innervosire ancor di più. Si sentiva bistrattato, canzonato. Ed il rischio a cui si era esposto per conto di Rivenoire non contribuiva certo a calmare le sue ire. Avrebbe volentieri mostrato a quel Dauphine quanto gli incubi potessero diventare reali. La Mangiasogni non aspettava altro e poco mancò che Jason non scatenasse i suoi tremendi poteri psichici sulla folla lì riunita.
Fu un basso ometto verde, a farlo desistere.
Era alto quasi quanto un adolescente e si appropinquò a loro con andatura goffa. Una creatura che non aveva mai visto prima d'allora, aguzza nei lineamenti e di aspetto poco rassicurante.
Io sono Raylek 'ap Quelt Od'Nast, Autocrate di Laputa.
Benvenuti nella mia città, signori...

Persino il tono della sua voce era strano, insolito. Ma l'elfo della paglia ebbe cura di non dimenticare quel nome, quel volto. Si lasciò distrarre al punto da concentrare tutte le proprie attenzioni sull'omuncolo di nome Raylek. Lo trovava al tempo stesso curioso e insulso.
Interessante e ridicolo.
"Autocrate."
Mormorò, non senza rispetto.
Coincideva all'incirca col titolo che, in quel di Merovish, ogni Alfiere reclamava come proprio. Comprese che quel Sire aveva molto più in comune con lui che con chiunque altro, laggiù. Eppure non si sentì affine all'ometto, no. Lo guardò anzi con occhi più diffidenti, poiché ora sapeva di avere di fronte uno della sua stessa pasta: un infido, inaffidabile figlio di buona donna.
Jason
trasalì
Attento. Fino a prova contraria, siamo
in territorio nemico.

Era la voce di Lord Moloch, l'Alfiere del settentrione. Gli rivolse un'occhiata indagatrice, con quel suo solito fare sospettoso. In realtà la maschera celava un sorriso macabro, entusiasta. Non era solo, lassù. Con lui v'erano tre altre importanti figure di quel mondo; chiunque avesse osato tendere loro una trappola non sarebbe sopravvissuto.
Capisco.
Mise mano al largo cappello, schiacciandoselo bene sulla testa. Un corvo era apparso sulla sua spalla, gracchiante e allegro. Ne accompagnò la camminata -più tranquilla, rilassata- presso le dame dell'Est e dell'Ovest.
Le salutò con un inchino.
"Lady Mio." sembrava sorpreso. Se lei l'avesse concesso, si sarebbe prodigato in un baciamano per nulla viscido o ambiguo "Quale onore avervi qui con noi."
Quindi fece ciò che nessuno, probabilmente, si sarebbe atteso da lui: sorrise, e fu amabile e dolce.
"E Lady Kalia!" secondo baciamano, galante e un po' impacciato "Siete sempre più bella."
Dunque si fece avanti, porgendo alla Dama di Dalaran il braccio ed un'espressione cordiale.
"Permettete?"

Ma con la mente,
non sorrideva affatto.


CITAZIONE

~ D i A r I o dell'I n c u b o ~

Condizioni Fisiche ~ Illeso.
Condizioni Psicologiche ~ Sereno e guardingo.
Energie Residue ~ 100%
Passive Influenti ~ Aura che induce sonnolenza ~ Canto del Sonno
Tecniche Utilizzate ~ -


~ R i C o R d I r E s I d U i ~


-

Tutto ciò che vediamo o sembriamo
non è altro che un sogno in un sogno.

[Edgar Allan Poe]


~ M a N G i a S o G n I ~
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view post Posted on 7/12/2009, 16:14Quote -
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Katsu!

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 8/12/2009, 00:29



Per la piccola Mio, tutte queste novità contribuiscono a rendere la giornata molto più che “eccezionale”. Per la prima volta conosce un emissario di Lord Aeon, per la prima volta si trova a discorrere con un rappresentante della razza “goblin” e, infine, per la primissima volta – e forse questa è la novità più attesa – la Regina di Sequerus fa la conoscenza di tutti e quattro gli Alfieri.
Per poco non sviene. Per altrettanto, e forse meno, desidera che Akiyuki sia lì a reggerle la mano.
Ma la sua dolce estremità viene trattenuta da un galantissimo baciamano. Galante sì, ma sarebbe stato più garbatamente accettato se l'autore non fosse stato... Jason che le incute, oltre a una vaga sonnolenza, anche un certo timore.
«Oh, vi ringrazio, Lord...» inizia la Principessa, scostandosi con l'altra mano una ciocca di capelli castano ricaduta sul viso in seguito all'inchino «Siete tutti molto ben educati. Questo mi fa felice».
Quando si rialza, per cercare un sostegno nello sguardo di Kalia, la mente brillantissima della ragazzina ha un fremito e, per la prima volta dopo molto tempo, registra qualcosa nell'aria fra coloro che le stanno vicino. E, sebbene la vibrazione psichica non sia stata un attacco vero e proprio, il tentativo di comunicare telepaticamente di Moloch all'indirizzo dell'Elfo le pare qualcosa degno, perlomeno, d'attenzione.
Qualcosa che vale la pena sapere, Alfiere?
Domanda con lo stesso sublime strumento che accomuna i due.
Sarò anche giovane, ma non difetto di capacità.
Vi prego di aiutarmi in questa situazione, Signore: Se avete delle informazioni che volete condividere con il nostro fratello, potreste condividerle con me che, inesperta, conosco poco di queste faccende?
Senza che qualcosa di questo dialogo deturpi il suo sorriso, la ragazzina torna al fianco della Dama Azzurra.
«Signor Od'Nast – è questa la pronunzia? – potreste offrirci qualcosa da bere? Ho la gola secca.»
Inizia a camminare.
«Dove avete trovato tutte queste persone? Provengono dal vostro stesso mondo?»


È bene che il Samurai,
anche quando è sul punto di essere decapitato,
conservi l'abilità di compiere un'ulteriore azione
senza incertezze.
Se saprà tramutarsi in un fantasma vendicatore
e mostrare grande determinazione,
benché privato della testa,
egli non morirà.
(Hagakure)


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Satsuma Han no Shimazu
 
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